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Dal Governo 11 miliardi alla cultura. Ma cinema e teatri restano chiusi

  • Scritto da key4biz

cinema

Il trapasso di anno tra il 2020 ed il 2021 resterà certamente nei libri di storia, in quest'Italia paralizzata dalle norme – isteriche e contraddittorie – imposte da un Governo per "proteggerci" dalla pandemia Covid-19, un Governo che versa in uno stato di discreta confusione, ed emana norme che invadono prepotentemente la vita privata dei cittadini, in nome di una tutela prioritaria della salute nazionale la cui logica complessiva sfugge ai più.

Il sistema culturale, uno dei più preziosi della socio-economia nazionale, resta debole, fragile, paralizzato, in crisi acuta e perdurante, e gli annunci di "ristori" del Governo (che vengono rinnovati a cadenza quasi quotidiana, con fuochi d'artificio numerici) sembrano quasi un tentativo di contenere la rabbia degli operatori del settore: lenitivi o palliativi?!

Quel che appare evidente è la quantità notevole di "contraddizioni interne" che possono essere riscontrate analizzando in modo serenamente critico le norme imposte dal Governo: perché diavolo il cittadino non deve essere libero di sorbirsi un cappuccino all'interno di un bar, se in quel locale si rispettano le norme di precauzione sanitaria e di distanziamento fisico?! Quale è la "ratio" di questo surreale divieto?!

E perché i cinematografi ed i teatri debbono restare chiusi, se all'interno di quei locali si rispettano le norme precauzionali, e se peraltro è stato dimostrato (da uno studio promosso dall'Agis) che nessun caso di contagio sia stato provocato in quegli ambienti?! E che dire – ancora – della chiusura totale dei musei?!

Decine sono le norme che appaiono dettate da un approccio isterico e repressivo (secondo alcuni con evidenti profili di incostituzionalità), senza alcun senso logico.

Su queste colonne, abbiamo seguito con cura e con attenzione tutta la vicenda pandemica, fin dalla sua origine, con particolare attenzione alla dinamica della infodemia: sia sul primo fenomeno, sia sul secondo correlato fenomeno, abbiamo maturato l'impressione di un approccio governativo dettato più da umoralità che da razionalità.

Siamo stati tra coloro (e forse tra i primi) che, in occasione della quotidiana conferenza stampa della Protezione Civile, abbiamo posto l'esigenza di contemperare la logica "sanitaria" con la logica "sociale", ovvero con un approccio organico ed olistico alla pandemia: ricordiamo con piacere che sia il Capo della Protezione Civile Angelo Borrelli sia lo stesso Presidente del Consiglio Giuseppe Conte hanno accolto l'istanza a fare in modo che "la regia" del governo della pandemia fosse aperta anche ad esperti altri rispetto ai virologi ed epidemiologi. La composizione del Comitato Tecnico Scientifico (Cts) è stata un po' aperta a professionalità e visioni altre, sebbene con scarsi risultati, dato che il pluralismo interdisciplinare è stato esteso in modo assai limitato, senza dimenticare la gravità della tardiva trasparenza del suo operato (l'accesso ai verbali del Cts, che è rimasto "secretato" per mesi, e, poi, quando è stata decisa una tardiva desecretazione, molti anzi troppi son emersi gli "omissis").

Ad un certo punto, però, il Governo (ovvero l'asse Premier-Ministro della Salute) ha deciso che il Comitato Tecnico Scientifico (Cts) dovesse essere accantonato (subordinato), e che subentrasse – come vero luogo di decisione – la "cabina di regia", ovvero un organo di diretta emanazione del Ministro.

Alla "cabina di regia" non partecipa alcun sociologo, psicologo, mediologo, economista, ma dominano – ancora una volta – gli "scienziati della pandemia".

Le conferenze stampa presso la Protezione Civile sono state sostituite da un paio di incontri a settimana presso la sede del Ministero della Salute, con due intervenienti soltanto: il Presidente dell'Istituto Superiore della Sanità – Iss Silvio Brusaferro (ormai famoso per l'eleganza dei suoi modi) e il Direttore della Prevenzione del Ministero Giovanni Rezza (nominato in piena pandemia, ad inizio maggio 2020).

Le conferenze del Ministero della Salute, tra "numerus clausus" e "conventio ad excludendum"

Conferenze stampa caratterizzate da "numerus clausus"... e curiosamente chi redige queste noterelle non ha avuto più chance di porre domande.

Questa "conventio ad excludendum" ha riguardato testate giornalistiche ben più note, qual è il settimanale d'avanguardia di informazione critica della Rai (forse l'unico programma Rai degno della qualifica di giornalismo investigativo), l'ormai imperdibile "Report" di Sigfrido Ranucci.

Stranamente anche altri giornalisti che erano ormai abituati a porre quesiti "impertinenti" sono stati esclusi: decisione di cui è certamente corresponsabile Cesare Buquicchio, il Capo Ufficio Stampa del Ministro Roberto Speranza, in evidente sintonia con la gestione "selettiva" del Portavoce del Premier, Rocco Casalino (sia il primo sia il secondo appaiono "in video", allorquando officiano il rito delle conferenze dei rispettivi datori di lavoro).

La sensibilità di questo Esecutivo nei confronti degli operatori dell'informazione che non pendono dalle labbra del Premier o del Ministro di turno è veramente molto modesta.

Jana Gagliardi (Sky Tg24): la giornalista che incarna "l'Italia che non capisce" il Governo

E ben si ricorderà la reazione, non soltanto sgarbata ma quasi stizzita, che il Premier Giuseppe Conte ha manifestato in occasione della sua ultima conferenza stampa a Palazzo Chigi di martedì 19 dicembre scorso, allorquando una collega di "Sky Tg24" ha osato – udite udite – porre un paio di domande lievemente critiche: Jana Gagliardi (nomen omen?!) ha posto questioni semplici e di buon senso, senza vis polemica, ed il Presidente del Consiglio ha negato l'evidenza, senza celare fastidio per questo sacrosanto esercizio di libertà.

La giornalista di Sky Italia ha chiesto delucidazioni in merito ai ritardi nella approvazione dell'ennesimo Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri: in sintesi, "Perché siete arrivati in piena notte con queste misure?". Più esattamente: "Presidente, il ritardo di questa conferenza stampa e le parole che tutti gli italiani aspettavano da ore mi porta a chiederle: visto che le misure che voi dite che stanno così tanto funzionando portano l'Italia a un bilancio di morti così grave nel mondo, e le misure che sono le stesse che hanno riportato i giornali, visto che erano così attese da giorni perché siete arrivati a quest'ora di notte?". La risposta ha veramente quasi dell'assurdo. "Lei la fa facile – ha risposto Conte – fosse stato per lei, avrebbe già disposto da tempo i ristori. Non c'è nessun ritardo nelle misure, che toccano un periodo dal 24 dicembre al 6 gennaio. Stasera il decreto va in gazzetta ufficiale, interveniamo preventivamente, e contemporaneamente mettiamo sul piatto 645 milioni". Eppure, poco più di una settimana prima Palazzo Chigi aveva lasciato trapelare possibili aperture, sia nei confronti degli spostamenti, che negli ospiti permessi per il cenone natalizio. Poi la Gagliardi ha contestato il numero di 2 persone ospiti all'interno delle case: "Ma non si era detto che è incostituzionale controllare le abitazioni delle persone?", ovvero "Lei ha parlato di due persone soltanto extra-conviventi da poter ospitare nelle case. Ma non si era detto che era impossibile controllare quello che fanno le persone, è incostituzionale, è illegale. Chiarisca meglio questo punto perché non l'abbiamo capito, o almeno io non l'ho capito". La replica del Premier lascia quasi senza parole: "è vero, un sistema liberal-democratico non manda la polizia in casa dei cittadini a vedere cosa stanno facendo.Siccome siamo in 'zona rossa', però, noi interveniamo sulla circolazione, sugli spostamenti, con un forte inasprimento alla circolazione. Eventualmente se lei andrà in un'abitazione, si potrà verificare dopo". Un modo come un altro per dire: niente controlli in casa, ma semmai "verifiche dopo" (clicca qui, per vedere l'estratto della conferenza stampa, a cura dell'agenzia stampa Vista).

La collega è divenuta quasi un simbolo della Italia "che non capisce" la saggezza e la lungimiranza del Governo.

Dario Franceschini (Mibact): 11 miliardi di euro per la cultura ed il turismo

Focalizzando l'attenzione sul sistema della cultura, ci limitiamo qui a segnalare il comunicato diramato ieri, martedì 29 dicembre 2020, dall'Ufficio Stampa del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo: dichiara Dario Franceschini: "Ho firmato un decreto che eleva di ulteriori 15,9 milioni di euro i fondi per i ristori di attori, cantanti, danzatori, musicisti, coristi, artisti circensi e maestranze scritturati da teatri, orchestre, fondazioni lirico sinfoniche e spettacolo viaggiante per lo svolgimento di spettacoli non andati in scena tra il 23 febbraio e il 31 dicembre 2020. Un provvedimento che dà risposte alle tante domande ricevute dalla direzione spettacolo dal Mibact e che rafforza le misure già approvate a novembre che da 20 milioni di euro arrivano così a circa 36 milioni di euro per queste categorie". Così ha dichiarato il Ministro, al momento della firma del decreto che destina ‪ulteriori 7,1 milioni di euro per il sostegno degli "scritturati" per spettacoli di musica, danza e circo, e ‪ulteriori 8,8 milioni di euro per il sostegno degli "scritturati" per spettacoli teatrali.

Questo annuncio è l'ultimo di una lunga schiera: sempre ieri, il Ministro ha fatto pubblicare sul sito del Ministero un documento di sintesi rispetto alle misure assunte dal Governo per fronteggiare l'emergenza Covid, a favore di istituti, imprese, lavoratori, tra turismo, siti, cinema, siti archeologici, musei, editoria, musica, tutela del patrimonio, fiere, congressi, promozione del "sistema Paese".

Complessivamente, sono stati iniettati (o stanno per essere iniettati) 11 miliardi di euro.

"Box office" Italia 2020: da marzo, – 93 % di incassi rispetto al 2019

Gli 11 miliardi di euro annunciati da Dario Franceschini sembrano però non aver convinto gli operatori del settore: "Undici miliardi sono una cifra altisonante, ma purtroppo la realtà con cui ci misuriamo è fatta di ristori di importo irrisorio, di poche migliaia di euro per impresa. Ci sono imprese che sono chiuse da 10 mesi e hanno ricevuto un contributo a fondo perduto pari a una piccola parte del fatturato di aprile" dichiara il Presidente di Federalberghi Bernabò Bocca; gli fa eco Marina Lalli di Federturismo: "gli 11 miliardi di cui parla il ministro Franceschini non li abbiamo visti e in ogni caso la situazione è talmente grave che, se anche fossero stati stanziati, non sarebbero comunque sufficienti a risollevare il comparto e a coprire le perdite subite".

Già ad inizio settembre, le stime di Conturismo Confcommercio e Assoturismo Confesercenti – rilanciate anche dal quotidiano confindustriale "Il Sole 24 Ore" – parlavano di imminente morte del settore, con oltre 100 miliardi di euro di perdita di fatturato

Si ricordi che il 3 novembre scorso, in occasione della presentazione del 16° "Rapporto annuale" di Federculture, è emerso che, tra le aziende culturali colpite dalla crisi causata dal Covid, il 70 % stimava perdite del 40 % del proprio bilancio, il 13 % prevedeva perdite superiori al 60 % e solo il 22 % immaginava un futuro ritorno alla normalità...

Cinetel, la società che rileva circa il 95 % del "box office" dell'intero mercato, ha anticipato oggi 30 dicembre i primi risultati del mercato del "cinema in sala" nel 2020, sottolineandone l'esito negativo determinato dall'emergenza sanitaria che ha imposto la chiusura delle sale per più di 5 mesi; in Italia nel 2020, i cinema hanno registrato un incasso complessivo di poco meno di 183 milioni di milioni di euro, per un numero di presenze pari a circa 28 milioni di biglietti venduti. Si tratta, rispetto al 2019, di un decremento di oltre il 71 % degli incassi e delle presenze.

Se si considerano i dati a partire dall'8 marzo, primo giorno di chiusura nazionale delle sale cinematografiche, il mercato nel 2020 ha registrato invece il 93 % in meno di incassi e di presenze rispetto al 2019, per una differenza negativa di più di 460 milioni di euro. In precedenza, alla fine del mese di febbraio – prima dell'inizio dell'emergenza – il mercato cresceva in termini di incasso di più del 20% rispetto al 2019, del 7 % circa sul 2018 e di più del 3 % rispetto al 2017.

Domina assoluta incertezza sul futuro di breve e medio periodo

Auguriamoci che gli 11 miliardi siano sufficienti a "ristorare", nelle more di una ripresa che appare, ad oggi, segnata da assoluta incertezza: quando potranno riaprire cinematografi e teatri? Non si sa. Quando potranno tornare a pieno regime (o comunque a regime parziale) alberghi e ristoranti? Non si sa. Domina l'incertezza.

Gli 11 miliardi di euro calcolati da Dario Franceschini sono la "sommatoria" di oltre 60 (sessanta) provvedimenti (clicca qui per leggere l'elenco elaborato dal Ministero stesso).

Ricordiamo che il 17 dicembre 2020, il leader di Italia Viva Matteo Renzi aveva chiesto che con i soldi del "Mes" 9 miliardi venissero destinati a cultura e turismo. L'altroieri 28 dicembre ha ribadito: "noi immaginiamo di essere tra dieci anni il Paese faro della cultura. Se devo dire quale è la parola d'ordine dei prossimi dieci anni è 'cultura', che crea posti di lavoro e investe sul capitale umano e sull'educazione. Vogliamo mettere su cultura e turismo nove miliardi di euro che risparmiamo dalla spesa sanitaria, in quanto finanzieremmo la sanità con il Mes".

Quel che ci limitiamo ad osservare è una situazione di profondo e diffuso malessere da parte di gran parte degli operatori: ovviamente, non resta che augurarsi che i "ristori" siano adeguati e tempestivi.

Lamentiamo – ancora una volta – che non si sia "approfittato" di questo evento eccezionale per avviare un ragionamento critico sull'intervento della "mano pubblica" nel sistema culturale italiano: la quantità dei provvedimenti è essa stessa indicativa in sé del carattere parcellizzato, frammentario degli interventi.

Poteva essere questa della pandemia l'"occasione giusta" per una analisi riflessiva, retrospettiva e prospettica, ovvero per ragionare su una rigenerazione del sistema attuale di sostegno alla cultura, affrontando di petto la logica ancora vetusta del Fondo Unico per lo Spettacolo (che "unico" è ormai soltanto nel titolo della norma) o il meccanicismo mercatista (con il "tax credit" che domina) avviato da quattro anni con l'istruzione del Fondo per il Cinema e l'Audiovisivo. Si è ancora in tempo, riteniamo.

Quel che stupisce resta comunque il carattere disorganico dei tanti interventi, tra i quali l'avvio del controverso progetto per "la piattaforma digitale per la promozione della cultura italiana nel mondo: un palcoscenico virtuale per teatro, musica, cinema, danza e ogni forma d'arte, live e on demand, per raccontare il patrimonio culturale italiano", dalla quale è stata però paradossalmente esclusa Rai (abbiamo dedicato molta attenzione a questa iniziativa – vedi, da ultimo, "Key4biz" del 7 dicembre 2020, "La 'Netflix della cultura italiana'. Dubbi e perplessità" – e presto vi ci torneremo) o la creazione addirittura di un "bond" per un ennesimo "rilancio" di Cinecittà Istituto Luce (verranno destinati ben 35 milioni di euro), iniziativa rispetto alla quale non è pubblico alcun intendimento progettuale (se non un assai generico "rinnovamento delle infrastrutture, attività legate alla produzione cinematografica, nuovi stabilimenti").

Manca ancora un approccio organico e sistemico al sistema cultura, e Rai resta in stagnazione.

Ci sembra manchi ancora un approccio organico e sistemico alle politiche culturali del nostro Paese.

E stendiamo un velo di pietoso silenzio sulla stagnazione cui è costretta la Rai.

Senza che alcun partito abbia ancora deciso, concretamente, un avvio rapido delle proposte di legge di riforma della "governance" (anche se il Partito Democratico rinnova questo intendimento), si oscilla tra polemiche giornalistiche che certamente non rafforzano il senso del servizio pubblico: da ultima, l'idea bislacca di una nave da crociere nella quale ospitare la prossima edizione di "Sanremo" (con il consigliere di amministrazione eletto dai dipendenti Riccardo Laganà che propone – provocatoriamente – che, semmai, il simpatico vascello ospiti operatori della sanità e rappresentanti della società civile italica sofferente a causa del Covid, e non decine e decine di alti papaveri di Viale Mazzini), o l'entusiasmo veramente eccessivo mostrato nei confronti del buon successo di audience su Rai2 di un documentario sui recenti ritrovamenti a Pompei (che si è poi scoperto – grazie al blog specializzato "BloggoRai", con rilancio sull'effervescente blog "La Vigilanza Tv", ed oggi alla grande da Claudio Plazzotta su "Italia Oggi" – che non è stato nemmeno coprodotto da Viale Mazzini!).

Anche in questo caso, ci si disperde su piccole iniziative – più o meno nobili – perdendo di vista la rotta futura, ovvero la stella polare cui dovrebbe puntare il servizio pubblico: la definizione di un profilo identitario preciso e netto, che consenta al telespettatore di capire – sempre e comunque – che si è sintonizzato su Rai e non su un canale televisivo commerciale.

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Il Teatro di Napoli – Teatro Nazionale partecipa all’iniziativa #RipartiamoDallaCultura performance corale organizzata da ALI, AGIS e Impresa Cultura Italia

  • Scritto da Valeria Prestisimone

ripartiamo dalla cultura

Il Teatro di Napoli-Teatro Nazionale insieme alla libreria Raffaello (Napoli) ha dato voce tramite l'attrice Imma Villa alla performance corale ideata e realizzata da AGIS (Associazione Generale Italiana dello Spettacolo), ALI Confcommercio (Associazione Librai Italiani) e Impresa Cultura Itala - Confcommercio, e che dal 9 al 15 dicembre scorsi ha visto molte librerie italiane (con il sostegno di alcuni dei più importanti teatri italiani) trasformarsi in palcoscenico e dare spazio ai numerosi artisti che leggono un brano de Le città invisibili di Italo Calvino.

Sergio Rubini è il testimonial dell'iniziativa.

"Il successo di questa iniziativa – dichiarano Carlo Fontana, Presidente di Agis e di Impresa Cultura Italia – Confcommercio e Paolo Ambrosini, presidente di Ali Confcommercio – nata per sottolineare come la cultura debba essere al centro dei progetti di ripartenza del Paese, ha dimostrato la bontà del nostro progetto. Le limitazioni imposte alle attività culturali, che ci auguriamo terminino quanto prima, sono state in questa occasione parzialmente limitate grazie al prezioso supporto delle librerie, trasformatesi per pochi giorni in veri a propri palcoscenici, ed alle quali va il nostro ringraziamento. Ribadiamo con forza l'importanza della cultura come volano socio-economico, perché ad oggi il contributo diretto e indiretto al PIL che il nostro settore ha sempre generato non trova corrispondenza nelle risorse pubbliche stanziate".

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Nuove Sensibilità 2.0 - Fondo di Garanzia per le Idee 2020 Scelti i dieci vincitori del bando fra gli oltre novanta testi pervenuti, letti e valutati da un gruppo di protagonisti della vita artistica e culturale campana

  • Scritto da Raimondo Adamo

La giuria di Nuove Sensiblità 2.0 - edizione 2020 01

"Quest'anno ci siamo trovati senza teatro. Una grande assenza determinata dal disagio di questo tempo sospeso, durante il quale ci siamo dovuti separare da quello che ci accompagnava sempre: l'atto vitale del palcoscenico. E' questa l'atmosfera - così Valeria Parrella in una nota - in cui ha preso vita il bando di "Nuove Sensibilità 2.0 - Fondo di Garanzia per le Idee 2020", questo il rumore di fondo da scacciare nell'accogliere le drammaturgie che la commissione, composta da Paolo Coletta, Marzia D'Alesio, Linda Dalisi, Isa Danieli, Emanuele D'Errico, Claudio Di Palma, Michele Mele, Enzo Moscato e la sottoscritta, ha letto, valutato e, infine, scelto di premiare".

Il Teatro Pubblico Campano, diretto da Alfredo Balsamo, nella doverosa e sensibile considerazione di questo particolare transito storico, ha voluto fortemente istituire, attraverso Nuove Sensibilità 2.0, un vero e proprio fondo economico che motivi e protegga la produzione e la permanenza delle idee, per indicare che, nonostante tutto, si può e si deve pensare e creare. In un prossimo e auspicato futuro si potranno realizzare anche i pensieri e le creazioni, oggi raccolti, letti e premiati.

Occorreva proprio ora, però, provocare e proteggere le idee, preservarle da pericolose declinazioni motivazionali e favorirne la generazione creativa. In teatro le idee possono concretarsi con dinamiche e modalità differenti, e la drammaturgia è una delle forme primarie cui far riferimento.

Nei segni della scrittura, infatti, risiedono i desideri dell'uomo e nelle invenzioni drammaturgiche è contenuta la prima speranza di teatro, segmento della vita reale di una comunità che si muove insieme, perché riflette sempre su stessa in modo creativo.

Oggi dobbiamo stare fermi ma non possiamo smettere di vivere, di pensare, e di creare.

Sono stati ben novantaquattro i testi pervenuti ed esaminati, a testimonianza della vena creativa che ancora scorre sotterranea al tempo presente, in attesa di poter trovare la sua sorgente, da cui sono usciti i dieci vincitori, ai quali andranno 5000 euro ciascuno stanziati dal Fondo di Garanzia, voluto con lungimiranza e caparbietà dal direttore del Teatro Pubblico Campano.

La commissione, dopo attenta e appassionata valutazione dei testi pervenuti, ha scelto di premiare Accaerre di Ciro Ciancio, Appunti per un testo sulla fine del mondo di Davide Pascarella, Caduto di Emilio Vacca, Cellophane di Michele Brasilio, La macchia di Fabio Pisano, L'antivergine di Cristian Izzo, Minoranze, l'impasto della domenica di Sharon Amato, Palazzi di cristallo di Valerio Pietrovita, Play di Daniela Montella, Verbale del niente di Dario Postiglione.

"Siamo orgogliosi - sottolinea Alfredo Balsamo - di aver proposto a giovani autori di cimentarsi con la scrittura teatrale. Il ruolo del Teatro Pubblico Campano in fondo è questo: dare vita al teatro, insomma mettere al mondo il teatro. Chi lo scrive, se poi è giovane come chi ha mandato a noi i propri lavori, non solo fa vivere il teatro ma ne progetta il futuro".

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Il Teatro Stabile d'Innovazione Galleria Toledo online per le feste di Natale - Tre produzioni originali disponibili gratuitamente sul sito

  • Scritto da Sarah Manocchio

Il Re Muore - Specchio

Il Teatro Stabile d'Innovazione Galleria Toledo va online per le feste di Natale. Dal 24 dicembre 2020, sul sito www.galleriatoledo.info, saranno disponibili gratuitamente un film e due spettacoli: tre produzioni originali con la regia e la drammaturgia di Laura Angiulli, direttore artistico del teatro, tratte da William Shakespeare, con le scenografie di Rosario Squillace e le luci di Cesare Accetta. La prima visione al pubblico de "Il re muore", online dal 24 al 28 dicembre, unico film italiano nel Concorso Lungometraggi alla 66esima edizione del Taormina Film Fest dello scorso luglio, aprirà il palinsesto digitale, che includerà "Riccardo III, invito a corte", online dal 29 dicembre al 1 gennaio, e "Una dodicesima notte", online dal 2 al 6 gennaio.

"Il re muore", girato a Napoli nel 2019 con il contributo della Regione Campania, è la trasposizione del dramma di William Shakespeare "Riccardo II", ambientato alla fine del XIV secolo, sulla deposizione e tragica morte di Riccardo II di York, Re d'Inghilterra, per mano del cugino Bolingbroke di Lancaster, futuro Enrico IV. "Il re muore" nasce da un'attiva ricerca nell'ambito interlinguistico, tesa fra messinscena teatrale e traslazione verso il linguaggio cinematografico, con un attento lavoro di traduzione, approfondimenti critici e immersione nel contesto della materia scespiriana. Nel cast Luciano Dall'Aglio (Riccardo II), Gennaro Maresca (Bolingbroke di Lancaster), Alessandra D'Elia, Stefano Jotti, Maria Roveran, Michele Danubio, Lello Serao, Paolo Aguzzi, Antonio Speranza, Monica Demuru, Filippo Scotti e la partecipazione di Paolo Graziosi ed Enzo Decaro. Il montaggio è di Alessio Doglione, le musiche originali di Pasquale Barbaro e i costumi di Grazia Colombini.

Con questa versione cinematografica, le pagine della pièce originale trovano una nuova e suggestiva ambientazione nelle architetture di antichi e prestigiosi monumenti di Napoli e dintorni: Castel Sant'Elmo, Capodimonte, Real Sito di Carditello, Castel Capuano, Museo Diocesano Donnaregina, Teatro di San Carlo, Succorpo dell'Annunziata, Teatro Tempio di Pietravairano, Chiesa di San Giuseppe delle Scalze, Archivio notarile distrettuale di Napoli ed Ex Ospedale Militare.

"Riccardo III, invito a corte" è una rilettura del dramma in cinque atti di William Shakespeare "Riccardo III", ultima di quattro opere teatrali nella tetralogia minore del Bardo sulla storia inglese, in cui si narrano gli eventi storici conclusisi nel 1485, quando il potere dei Plantageneti in Inghilterra fu sostituito dalla dinastia Tudor, e la sconfitta del malvagio re Riccardo III nella battaglia del campo di Bosworth. Nello spettacolo, gli attori Giovanni Battaglia, Alessandra D'Elia e Stefano Jotti.

"Un'opera che trabocca di passione e dolore", come affermato da Laura Angiulli nelle note di regia, che mette in scena la vanità di un sovrano in conflitto con la natura a causa della propria deformità fisica, evidente traccia di una profonda distorsione interiore, propenso alla violenza e al delitto. Con lui, il personaggio di Buckingham, votato ad una visione spregiudicata del bene comune e della solidità dello Stato, impegnato in speculazioni e azioni intorno a concetti come quello della tenuta del potere, mutuati dalle più moderne dottrine politiche del tempo, le stesse che prendono forma nel De principatibus di Niccolò Machiavelli. Presenti e incisivi anche i personaggi femminili, vittime di una storia che concretizza nell'assassinio il suo farsi, affascinate dalla regalità e attirate nelle loro stesse trame, in cui mettono in gioco se stesse e il proprio destino.

Lo spettacolo "Una dodicesima notte", con Paolo Aguzzi, Agostino Chiummariello, Michele Danubio, Alessandra D'Elia, Luciano Dell'Aglio, Michele Maccagno, Gennaro Maresca, Vittorio Passaro, Caterina Pontrandolfo, è tratto da "La dodicesima notte, o quel che volete", commedia in cinque atti scritta in prosimetro, ambientata in una fantastica Illiria senza confini né tempo. L'intero impianto narrativo, articolato e dai ritmi sostenuti, è attraversato dall'argomento amoroso, gestito attraverso rapporti di contrapposizioni, contrasti, rispecchiamenti e imprevedibili soluzioni. Fondamentale, nel testo, la caratterizzazione dei personaggi, definiti dalla regista come "finemente intagliati, sempre credibili, anzi portatori di una necessaria verità nell'essere; e al tempo stesso gonfi di potenzialità teatrale".

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“LE FESTE AL MASSIMO” 15 SPETTACOLI ON LINE NEL PERIODO NATALIZIO fino al 31 dicembre IN DIRETTA SUI CANALI SOCIAL DI SCABEC

  • Scritto da Scabec

Ambrogio Sparagna e Peppe Servillo

Anche Scabec propone sui suoi canali social "Le Feste al Massimo" gli appuntamenti del Teatro Verdi di Salerno.

"Le Feste al Massimo" è il programma di concerti voluto e sostenuto dalla Regione Campania per il periodo delle feste di Natale in diretta online dal Teatro Municipale Giuseppe Verdi di Salerno fino al 31 dicembre.

Grande successo per i primi spettacoli dei 15 in programmazione con più di 100.000 visualizzazioni online, in cartellone anche i Canti di Natale con il Coro del Teatro dell'Opera di Salerno, Galà Lirico con Leo Nucci, Concerti Sinfonici, Jazz, "Raffaello" di Vittorio Sgarbi e tanto altro ancora, per poi chiudere giovedì 31 dicembre alle ore 21.30 con il Concerto di Capodanno dell'Orchestra Filarmonica Giuseppe Verdi di Salerno diretta da Daniel Oren.

La Scabec come società regionale per i beni culturali della Campania sostiene il progetto attraverso i suoi canali social con il rilancio delle dirette. Prossimo streaming domani 13 dicembre con Peppe Servillo in "Fermarono i Cieli" alle ore 21, uno spettacolo realizzato con Ambrogio Sparagna ispirato alle canzoni di Natale di Alfonso Maria de' Liguori che a metà del Settecento accompagnò il suo apostolato con la diffusione tra la popolazione di alcune canzoni diventate nei secoli dei pilastri della tradizione natalizia.

Tra queste le famosissime "Tu scendi dalle stelle", "Quante nascette Ninno", "Fermarono i cieli". Con i due musicisti: Erasmo Treglia - ciaramella, ghironda, torototela, Marco Tomassi - zampogna gigante, Marco Iamele - zampogna melodica, ciaramella, Annarita Colaianni - voce. L'evento sarà trasmesso anche su Lira Tv canale 15 del digitale terrestre.

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