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Alla Federico nasce il Threat Hunting & Investigation Competence Centre, laboratorio di indagini informatiche per studenti e docenti realizzato in collaborazione Group-IB, uno dei principali fornitori internazionali di soluzioni per il rilevamento e la pr

  • Scritto da Maria Esposito

Threat Hunting  Investigation Competence Centre

Università degli Studi di Napoli Federico II e Group-IB, uno dei principali fornitori di soluzioni per il rilevamento e la prevenzione di attacchi informatici, l'identificazione di frodi online, l'indagine su crimini di alta tecnologia e la protezione della proprietà intellettuale, insieme per favorire il progresso del ramo cybersecurity universitario attraverso la creazione del Threat Hunting & Investigation Competence Centre.

Il Centro sarà un vero e proprio laboratorio per gli studenti, che potranno avvalersi delle più pionieristiche tecnologie di sicurezza informatica e studiare i vari tipi di minacce e noti criminali informatici, oltre alla loro evoluzione.

Accogliendo Group-IB fra i suoi partner, l'Ateneo federiciano garantisce ai propri studenti la possibilità di apprendere da veterani delle indagini informatiche, analisti di cybersecurity, specialisti di Incident Response, ed esperti di Threat e Fraud Hunting. Inoltre, gli allievi potranno familiarizzare con le soluzioni proprietarie aziendali per la prevenzione e l'attività di indagine sugli attacchi informatici, e per la protezione dalle frodi e dai rischi digitali online. Considerato il crescente rischio informatico per aziende e organizzazioni pubbliche e no-profit, la cybersecurity si sta rivelando una delle discipline più richieste sul mercato. Basti pensare che il numero di posizioni aperte in questo settore è aumentato del 350% dal 2013 al 2021.

Federico II e Group-IB svilupperanno la loro cooperazione attorno a tre aree principali: il trasferimento di conoscenze, i progetti industriali e i tirocini per gli studenti.

Il Threat Hunting & Investigation Competence Centre fungerà da piattaforma per l'addestramento al threat hunting e all'attività di indagine informatica, sia per gli studenti dell'università che per il corpo docente. Le attività formative promosse saranno aperte anche a partecipanti esterni, come dottorandi, professionisti della cybersecurity e aziende.

"Siamo felici di inaugurare questo centro di competenza in collaborazione con Group-IB. La Federico II è sempre più in prima linea per quanto riguarda le iniziative di formazione sui temi della sicurezza informatica, con una offerta che spazia dai percorsi formativi standard, quali lauree e corsi di perfezionamento, ad iniziative maggiormente orientate al mondo delle imprese, quali, appunto, il 'Threat Hunting & Investigation Competence Centre' - sottolinea il Rettore dell'Ateneo federiciano Matteo Lorito -. Puntiamo, ancora una volta, a formare profili professionali innovativi pronti ai 'nuovi lavori' e alle nuove sfide occupazionali per il mercato del presente e dell'immediato futuro".

"In questo momento, il mondo ha un forte bisogno di professionisti di cybersecurity, poiché gli attacchi informatici diventano sempre più frequenti anno dopo anno, e la quantità di esperti altamente formati in grado di respingerli deve crescere di pari passo", commenta Giulio Vada, manager di Group-IB Business Development in Italia. "Spero che grazie alla partnership con UNINA potremo aiutare gli studenti a formare le conoscenze fondamentali in materia di cybersecurity, oltre a rafforzare la loro determinazione nel perseguire una carriera in questo campo. Coloro che desiderano addentrarsi nel mondo della sicurezza informatica possono battere strade nuove e continuare ad approfondire le conoscenze durante un tirocinio in uno degli uffici di Group-IB. Lavorando fianco a fianco con dei professionisti della cybersecurity, i laureandi potranno decidere quale ruolo specifico desiderino coprire nella loro carriera futura, oltre a poter vantare sul loro CV un periodo di esperienza pratica presso un leader di settore, partner ufficiale di agenzie d'investigazione internazionali."

Il Threat Hunting & Investigation Competence Centre fungerà da piattaforma per l'addestramento al threat hunting e all'attività di indagine informatica, sia per gli studenti dell'università che per il corpo docente. Le attività formative promosse saranno aperte anche a partecipanti esterni, come dottorandi, professionisti della cybersecurity e aziende.

"Il centro di competenze entra a far parte delle numerose attività di ricerca e formazione promosse dalla Federico II in collaborazione con i principali attori del settore aziendale, con l'obiettivo di coltivare l'innovazione e la contaminazione reciproca," commenta Simon Pietro Romano, professore di Sicurezza delle Reti Informatiche presso l'Università Federico II di Napoli. "Il focus sulla cybersecurity rappresenta un tassello fondamentale nel mosaico generale di competenze sempre più richieste in un contesto sociale, politico ed economico in cui la realtà e gli spazi digitali si intersecano e influenzano l'un l'altro, in modi sempre più articolati. La cooperazione con Group-IB ci permetterà di plasmare profili professionali altamente specializzati, capaci di dare il loro contributo in svariati ambienti operativi grazie alle competenze acquisite in un contesto accademico dinamico, caratterizzato da un altissimo livello d'innovazione."

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SCUOLA: UN PROGETTO EUROPEO SULLE SFIDE DELLA DAD - CAPOFILA LA SCUOLA PALERMITANA BILINGUE THOMAS MORE

  • Scritto da Angela Abbate

I partner del progetto europeo riuniti in Grecia

Una partnership internazionale per approfondire il tema della DAD, la didattica a distanza. Si è svolto a Syvota, città greca in provincia di Igoumentisa, il secondo incontro transnazionale del progetto "Educational Continuity 2.0", finanziato dal progetto Erasmus+.

All'incontro ha partecipato il management della scuola palermitana bilingue Thomas More, capofila del progetto, insieme ai quattro partner europei (due greci, la University of Western Macedonia ed il Directorate of Primary Education of Thesprotia; uno portoghese, Projeto Scholé e uno italiano, la Cooperativa Ada Negri di Palermo).

"Il tema della DAD è quanto mai attuale - spiega Stefania Guccione, presidente della cooperativa Thomas More che gestisce la scuola - e coinvolge sia gli studenti che le loro famiglie. Il progetto, di cui la nostra scuola è capofila, vuole rafforzare le buone pratiche sull'apprendimento a distanza e gli strumenti socio-emotivi per affrontarla al meglio. Raccogliendo studi teorici, interviste e questionari vogliamo creare un fronte d'analisi europea comune su sfide e problematiche di didattica a distanza ma anche formare insegnanti e genitori per supportare emotivamente i minori in DAD attraverso la realizzazione di un toolkit, ovvero un insieme di schede teoriche sulle emozioni, esercizi pratici, giochi etc. che servano come strumenti pratici per affrontare i cambiamenti nelle dinamiche casa-scuola".

Il progetto, partito a settembre scorso, mira anche a realizzare un software o un'app che permetta alle scuole di effettuare un'analisi della situazione di partenza (competenze, risorse, utenza), analizzare criticità e potenziale e progettare percorsi DAD efficaci.

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"Work" - un robot industriale porta in scena la relazione uomo-macchina e il tema del lavoro - Da martedì 6 a domenica 11 luglio

  • Scritto da Sarah Manocchio

Valentina FusaroDebutta presso la Sala Italia di Castel dell'Ovo, in prima assoluta, "Work", il nuovo spettacolo di Carlo Galati, regista e direttore artistico della Cooperativa Scena Mobile. Da martedì 6 a domenica 11 luglio, alle ore 19.00 e alle ore 20.30 (Posto unico 12 euro), andrà in scena un inedito confronto tra l'uomo e la tecnologia, che vedrà protagonisti, sul palco, l'attrice Valentina Fusaro e un robot industriale Kuka Iontec 20 3100, modello impiegato in grandi catene di produzione, come quella della fabbrica Mercedes di Stoccarda.

I biglietti sono acquistabili online dal sito www.scenamobile.it o presso Castel dell'Ovo un'ora prima dell'inizio delle rappresentazioni.

"Work" è uno spettacolo divertente, un'occasione unica per vedere una macchina, dalla forza e dalla velocità impressionanti, impegnata ad agire nel contesto teatrale ed inserita in un racconto coinvolgente per realismo e intensità.

La storia è ambientata in fabbrica, dove l'operaia Elisa, che lavora fianco a fianco con un braccio meccanico, riesce casualmente a capire come comandarlo, introducendo variabili inaspettate nella sua routine lavorativa. Azioni comiche, grottesche, drammatiche e ironiche prenderanno vita dall'interazione tra la donna e il robot, evidenziandone il rapporto di collaborazione e di sfida che si crea di volta in volta, e mostrando, nella loro concretezza, i conflitti tra uomo e macchina, tecnologia e manualità, progresso e tradizione.

Lo spettacolo è stato concepito per essere portato in scena in luoghi non convenzionali, non ultime fabbriche e sedi industriali; è un progetto "in progress", le cui declinazioni e variazioni dipendono dalle potenzialità della tecnologia impiegata. La programmazione standard del robot è stata modificata attraverso un particolare software, che permette l'autoapprendimento da parte dell'automa, per passare dai circa 30 movimenti standard ai 1.300 che esegue in scena.

"Gestire e programmare una macchina nata per essere utilizzata in fabbrica e portarla in scena non è stato semplice - spiega Carlo Galati - La prima difficoltà è stata la scelta del modello, dato che i robot industriali nascono per essere fissati al suolo della fabbrica e rimanere lì per decenni. Il nostro robot, al contrario, sarebbe dovuto andare in tournée, per cui peso e trasportabilità rappresentavano un problema. Nel modello che abbiamo individuato, la lunghezza del braccio è di oltre 3 metri e il peso contenuto in 'soli' 650 kg. Un'azienda specializzata ha inoltre costruito un basamento che possa disperdere il carico statico e ridurlo a valori che ogni palco può sopportare".

La compagnia:

Scena Mobile nasce nell'agosto del 1984, e ha all'attivo una lunga esperienza nel Teatro di innovazione e ricerca, utilizzando per le sue rappresentazioni numerosi luoghi di interesse sociale e culturale tra cui la Casa Circondariale di Secondigliano, il Teatro Romano di Neapolis, l'Archivio Storico del Banco di Napoli, il Teatro di Villa Patrizi e numerosi istituti scolastici.

Il lavoro dei suoi soci è basato sulla volontà di ricercare e sperimentare linguaggi nuovi, sia attraverso la messa in scena di testi o adattamenti originali, sia attraverso i media impiegati, come nel caso di "Work", investendo nella tecnologia e nello studio di messe in scena in cui tecnologia, innovazione e teatro classicamente concepito possano coesistere con risultati interessanti.

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Nasce la piattaforma internazionale per la didattica museale EDI_ Global Forum on Education and Integration

  • Scritto da Brunella Bianchi

Edi global manifesto

La Fondazione Morra Greco è lieta di annunciare il primo incontro del progetto EDI_Global Forum on Education and Integration, una piattaforma internazionale in cui tutte le principali esperienze di ricerca e innovazione della didattica museale dell'arte possano essere messe in rete, in contatto e in condivisione.

L'incontro si terrà il 13 luglio 2021 dalle 9.30 alle 12.00 presso la sede della Fondazione Morra Greco, il Palazzo Caracciolo d'Avellino, e sarà possibile parteciparvi anche da remoto. Ad aprire i lavori saranno Maurizio Morra Greco, Presidente della Fondazione Morra Greco, Patrizia Boldoni, Consigliere del Presidente della Regione Campania e Rosanna Romano, Direttore Generale per le Politiche Culturali e il Turismo della Regione Campania.

Tra i molti rappresenti istituzionali ed esperti internazionali invitati a partecipare hanno già confermato in tanti, tra cui Sylvain Bellenger, Direttore del Museo e del Bosco di Capodimonte, Daniel Blanga Gubbay, Codirettore KunstenFestivalDesArts di Bruxelles, Antonella Cucciniello, Direttrice del Complesso dei Gerolamini, Cristina Francucci, fondatrice del dipartimento educativo del MAMbo e Direttrice dell'Accademia di Belle Arti di Bologna, Matteo Lorito, Rettore dell'Università degli Studi di Napoli Federico II, Matteo Lucchetti, curatore del progetto di ricerca Visible per Fondazione Pistoletto e Fondazione Zegna, Chus Martinez, Direttore dell'Art Institute alla FHNW Academy of Arts and Design a Basel in Svizzera e Direttore artistico dell'Ocean Space a Venezia, Orazio Miglino, Direttore Scientifico del Laboratorio per lo Studio dei Sistemi Cognitivi Naturali e Artificiali dell'Università degli Studi di Napoli Federico II, Marta Morelli, Responsabile Ufficio Educazione Museo MAXXI, Anna Pironti, Responsabile Capo Dipartimento Educazione - Castello di Rivoli Museo d'Arte Contemporanea, Angela Tecce, Presidente del Museo Madre, Ming Tiampo, Direttore dell'Institute of Comparative Studies in Literature, Art and Culture presso la Carleton University a Ottawa in Canada, Annalisa Trasatti, Coordinatrice Servizi Museo Tattile Statale Omero, Andrea Viliani, Responsabile del Centro di Ricerca CRRI del Castello di Rivoli e Curatore del progetto Pompei Commitment, Paola Villani, Direttore per il Dipartimento di Scienze Umanistiche dell'Università degli Studi Suor Orsola Benincasa, Luciano Violante, Presidente Fondazione Leonardo-Civiltà delle Macchine.

Nel pieno spirito di ricerca-azione di EDI, questa sarà l'occasione per avviare un'attività di progettazione partecipata con rappresentanti nazionali e internazionali di istituzioni culturali, musei, università, centri di ricerca, mondo della scuola, imprese e associazioni.

EDI ha come obiettivo un programma articolato di azioni per attivare un processo virtuoso di ricerca, sperimentazione e dimostrazione che metta a sistema tutti i protagonisti e le fasi di attività necessari per garantire output e ricadute efficaci nell'ambito dell'innovazione della didattica museale dell'arte, con particolare attenzione a tutto il fronte del digitale, e con uno sguardo sempre ampio affinché tutti i risultati di EDI possano partecipare alla costruzione di una società della conoscenza e al benessere sociale collettivo.

I musei del XXI secolo sono polifonici, partecipativi e collaborativi, inclusivi e accessibili, sono un concentrato di realtà. Sempre più sono anche musei digitali, in cui le nuove tecnologie entrano in modo pervasivo nei vari ambiti. I musei e i loro pubblici riflettono la varietà di storie e relazione nel mondo e le metodologie educative possono comunicare al meglio un approccio transculturale che rappresenta queste diversità.

La pandemia da Covid19 ha richiamato l'attenzione di tutti sul ruolo imprescindibile della cultura e della ricerca in cui la necessità di un sistema educativo più efficace e rispondente al mondo contemporaneo, con una dimensione innovativa, diventa centrale. Durante i momenti più drammatici di questa pandemia, se da un lato è stato evidente come i musei possano avere un ruolo determinante di supporto ad una comunità, dall'altro lato è emerso come museologia e didattica museale abbiano ancora molti spazi da esplorare e vuoti da colmare.

Oggi ci troviamo ancora spesso di fronte ad un sistema museale nel quale le tecnologie digitali non sempre trovano uno spazio adeguato e vengono intese come competenze e supporto strategico all'apprendimento.

EDI intende aprire in questo senso anche una riflessione e una sperimentazione su una dimensione nuova della didattica museale digitale.

EDI è un programma realizzato dalla Fondazione Morra Greco per l'Arte Contemporanea, organismo partecipato dalla Regione Campania, da sempre dedicato alla progettazione di interventi di innovazione sociale. Il progetto è finanziato nell'ambito del POC 2014/2020 gestito dalla Direzione Generale Cultura e Turismo.

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Giovani da ogni parte d’Europa a Palermo per un progetto di Hryo sull’abuso di smartphone

  • Scritto da Antonella Folgheretti

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In Italia, secondo le più recenti statistiche, sono presenti più smartphone che abitanti e ogni giorno risultano attivi sul web circa 50 milioni di utenti, di cui 35 milioni sui propri canali social. Un fenomeno di dimensioni talmente ampie da essere diventato una emergenza. Spesso, infatti, non ci rendiamo conto di quanto questi dispostivi influenzino le nostre vite, inchiodandoci ad un mondo virtuale che, seppure coinvolgente, favorisce l'individualismo e non l'individuo.

Da queste premesse, la palermitana H.R.Y.O. (Human Rights Youth Organization) e il suo partner Hellenic Youth Participation European Youth Centre Břeclavz.s. hanno promosso una Youth Mobility, inerente al Programma Erasmus+ e finanziata dall'ANG (Agenzia Nazionale per i Giovani), chiamata "Using (Smart)phone". Il progetto si è svolto in questi giorni a Palermo e ha coinvolto ragazze e ragazzi provenienti da diversi Paesi europei.

L'obiettivo di "Using Smart(phone)" è stato quello di analizzare l'uso e abuso dello smartphone tra i giovani attraverso una progressiva presa di consapevolezza delle proprie abitudini digitali e dei benefici ed effetti degli strumenti tecnologici.

La settimana di attività è stata molto intensa e i partecipanti, provenienti tra gli altri Stati da Grecia e Repubblica Ceca, hanno avuto modo di conoscere Palermo mentre esploravano le proprie abitudini col cellulare, prendendo coscienza di quanto tempo passano con lo sguardo rivolto verso lo schermo.

"Ognuno ovviamente aveva abitudini, o meglio vizi, diversi ma tutti hanno pienamente compreso l'uso eccessivo che viene fatto del telefonino, con particolare riguardo ai social media e social network", dice Mariano, uno dei tutor del progetto di Hryo.

"Ogni attività si è rivelata davvero produttiva, i ragazzi erano pienamente coinvolti, consapevoli che questo grave problema coinvolge principalmente i giovani della loro stessa età", aggiunge Giorgia, che ha condotto coi ragazzi ospiti varie attività di brainstorming.

Le riflessioni e la condivisione di idee e dubbi hanno permesso di instaurare un rapporto di reciproco apprendimento tra i partecipanti. Ogni gruppo nazionale ha analizzato le statistiche relative al proprio Paese d'origine, facendo emergere numerosi spunti di riflessione e permettendo di far comprendere a tutti che il problema dell'uso indiscriminato degli smartphone supera tutti i confini politicamente creati.

Molto interattiva è stata l'attività di rilevazione dati attraverso interviste. Le ragazze e i ragazzi partecipanti, divisi in gruppi, hanno sottoposto domande relative all'utilizzo del cellulare a passanti incontrati per strada. L'attività è piaciuta molto e, oltre a essere divertente, ha fatto comprendere quanto diffusa sia la dipendenza da smartphone a prescindere dall'età degli intervistati. "I partecipanti hanno anche realizzato un video di sensibilizzazione e comunicazione, in cui spronano ad abbandonare gli smartphone e incoraggiano a vivere la vera vita", dice Abril, un'altra dei tutor.

H.R.Y.O. è una organizzazione giovanile siciliana nata nel 2009 a Palermo ed è impegnata nella promozione e nello sviluppo di iniziative culturali volte ad una migliore divulgazione della cultura dei diritti civili.

 

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