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Sanzioni GDPR, i casi eclatanti e come evitare le multe dal Garante. Il webinar gratuito il 26 gennaio

  • Scritto da key4biz

Sanzioni GDPR

Nella settimana della 15esima giornata europea della protezione dei dati (Data Privacy Day), Labor Project, il 26 gennaio 2021 dalle ore 12 alle 13, con il webinar "Sanzioni GDPR, i casi 'scuola' e i rimedi possibili" passerà in rassegna il 2020, l'anno da record per il numero di ispezioni e l'ammontare delle sanzioni in Italia e in Europa ad opera delle Autorità Garanti per la protezione dei dati, con l'obiettivo di fornire ai partecipanti le indicazioni utili per evitare multe per violazione del Regolamento europeo sulla data protection.

Matteo Colombo (Labor Project): "Analizzeremo le soluzioni per implementare misure tecniche e organizzative adeguate e gli ambiti di rischio"

"Analizzeremo insieme i casi concreti e i criteri di applicazione delle sanzioni amministrative pecuniarie applicati dal Garante Italiano nel 2020. Vedremo nel dettaglio le condizioni in funzione delle quali è stato fissato l'ammontare delle sanzioni ed analizzeremo le soluzioni per implementare misure tecniche e organizzative adeguate e gli ambiti di rischio", spiega Matteo Colombo, Ad Labor Project, che terrà il webinar insieme ad Elisa Marini, DPO e Legal Compliance Officer Labor Project.

Il webinar:

Live streaming gratuito
martedì 26 gennaio 2021
Ore 12:00 – 13:00

Il webinar "Sanzioni GDPR, i casi 'scuola' e i rimedi possibili" è gratuito e si potrà seguire in streaming sui seguenti social:

Linkedin https://lnkd.in/eQSsFCZ
Facebook https://lnkd.in/erDW4Kg
Youtube https://lnkd.in/ecBcJsW

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Smart working, 5 italiani su 10 favorevoli al telecontrollo del datore di lavoro

  • Scritto da key4biz

smart working

Il 52% degli italiani è a favore di strumenti di monitoraggio da remoto da parte del datore di lavoro. E' quanto emerge da un'indagine condotta da Capterra (Gartner) su un campione di 5.549 persone in 4 paesi (Italia, Spagna, Olanda e Francia) di cui 1.538 dipendenti e dirigenti nostri conterranei a novembre del 2020 in piena emergenza virus. La percezione degli strumenti di telecontrollo risulta positiva per il 67% del campione.

Lo studio originale è stato pubblicato in due parti, studio sui dipendenti e studio sul management.

I dati salienti del campione italiano:

Il 43% degli intervistati ha dichiarato di essere sottoposto a monitoraggio da parte del datore di lavoro con appositi strumenti;
Il 52% degli intervistati ha dichiarato che sceglierebbe di essere monitorato dal datore di lavoro, contro il 48% che si è dichiarato contrario;
Il 74% delle PMI italiane ha dichiarato di aver investito maggiormente nell'adozione di software per il monitoraggio dei dipendenti dall'inizio della crisi COVID-19;
Il 67% degli intervistati che fanno parte del management ritiene che il monitoraggio abbia un impatto positivo sull'azienda.

Nei prossimi paragrafi verranno analizzati i summenzionati dati nel dettaglio.
Il 52% degli intervistati è a favore del monitoraggio da parte del datore di lavoro

Il 43% dei dipendenti italiani ha dichiarato di essere a conoscenza del fatto che l'azienda monitora le attività durante l'orario di lavoro con appositi strumenti. Un 22% di loro ha poi sottolineato che l'attività di controllo è iniziata dopo lo scoppio della pandemia, per verificare il grado di produttività da casa.

In generale l'88% degli intervistati ha detto di aver espressamente ricevuto, approvato e firmato un documento che li informava di tutte le attività che il datore di lavoro avrebbe monitorato. Solo il 12% ha dichiarato di non aver ricevuto comunicazioni in merito e di aver dovuto richiedere e cercare autonomamente le informazioni di cui aveva bisogno.


Attività più controllate

Le attività più controllate sono state le attività del computer (54%, intese come monitoraggio delle ore lavorate, la navigazione Internet, i movimenti effettuati col mouse e la registrazione dei tasti premuti) e le presenze (50%, intese tanto come orario di log-in e log-out quanto come ore lavorate e straordinari registrati).

Il 44% dei dipendenti vorrebbe più libertà, ma ritiene che tutto sommato il controllo non sia stato eccessivo. Da qui è poi emerso il dato che il 52% dei dipendenti avrebbe comunque scelto di essere monitorato dal datore di lavoro, a fronte di un 48% che è contrario contrario.

Fra le motivazioni inserite in corrispondenza delle risposte positive date, la maggioranza ha risposto che è favorevole al monitoraggio perché vuole dimostrare al datore di lavoro di non aver niente da nascondere e di voler mostrare la propria produttività effettiva per richiedere un aumento di stipendio commisurato.

La mancanza di informazione sull'uso dei dati personali è considerato uno svantaggio dal 21% dei dipendenti e dal 26% del management interpellato. Tutto sommato, una percentuale piuttosto limitata del campione, il che dimostra ancora una volta una sensibilità generalizzata da migliorare sui temi della data protection.

In definitiva, sarà interessante in futuro capire in che modo lo smart working incide sulla produttività, considerato che la percezione di molti è che il lavoro da casa sia aumentato di molto in termini di carichi di lavoro e orari.

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L’Ue lancia l’intelligenza artificiale “on demand”, 30 milioni di euro per i primi sei progetti

  • Scritto da key4biz

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Le soluzioni di intelligenza artificiale (IA) legate al mondo delle imprese e dell'industria si stanno trasformando sempre più in servizi. L'IA deve diventare un ecosistema "as a service", perché solamente in questo modo sarà possibile promuovere e diffondere l'innovazione nell'economia.


L'Intelligenza artificiale "on demand"

L'Unione europea ha annunciato nuovi investimenti per 30 milioni di euro in sei progetti per l'intelligenza artificiale, con lo scopo però di ampliare la platea degli utilizzatori e quindi gli scenari di applicazione.

L'idea è quella di sviluppare ulteriormente la piattaforma dell'IA on demand, per dar vita ad un sistema che permetta a scienziati, innovatori, imprese, cittadini e amministratori pubblici di accedere a degli strumenti normalmente alla portata solo di centri di ricerca o di aziende di grandi dimensioni.


AI4EU e 6 nuovi progetti

La piattaforma IA on demand è legata al progetto AI4EU, avviato da Bruxelles nel 2019, con il coinvolgimento di 70 partner di 21 Paesi, finalizzato alla creazione di un ecosistema europeo di intelligenza artificiale, riunendo le conoscenze, gli algoritmi, gli strumenti e le risorse disponibili e rendendolo una soluzione convincente per gli utenti.

I sei progetti sono relativi a diverse aree di applicazione dell'IA, sempre a partire dal concetto chiave dell'on demand, dell'accesso alla nuova tecnologia come servizio: AI4Copernicus, AIPlan4EU, BonsApps, DIH4AI, I-NERGY e StairwAI.


Intelligenza artificiale "as a service"

L'IA as-a-Service (o IAssS), infatti, è una delle frontiere dell'innovazione, frutto del lungo processo di "servitization", dei "servitizzazione" dell'economia e delle stesse imprese, che si trasformano, modificano la propria struttura per diventare un sistema per la vendita di servizi legati al prodotto stesso.

Secondo stime Reports and data, il mercato globale IAaaS potrebbe raggiungere i 34 miliardi di dollari di valore entro il 2027, con un tasso di crescita media annua (Cagr) valutato attorno al +46%.

Saranno le grandi imprese e l'industria (68%) i principali utilizzatori delle soluzioni IA on demand, ma anche altri settori si rivolgeranno a queste piattaforme, come il banking, la finanza, le assicurazioni (41% dei casi).

A livello globale, la quota maggiore del mercato IAaaS sarà rappresentata dagli Stati Uniti, con il 44% nel 2027, seguiti dall'Europa, con poco più del 20%.

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Cybercrime, il sito fake ‘IT-Immuni.it’ diffonde malware

  • Scritto da key4biz

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Un sito internet fake che, imitando il portale ufficiale di Immuni, l'app di contact tracing lanciata dal Governo Italiano, diffonderebbe applicazioni malevole ai danni di utenze italiane.

Lo rivela il Cert-Agid, la struttura del Governo che si occupa di cybersicurezza. Secondo l'ente i criminali informatici stanno diffondendo una versione fake della stessa app attraverso il dominio https:it-immuni.com.

Lo scopo è quello di veicolare un virus che si chiama Alien: può prendere il controllo dello smartphone e anche svuotare il conto corrente dell'utente malcapitato.


Il sito fake It-Immuni.com

"A segnalare la presenza della fake app Immuni – spiega Cert-Agid – è stato il gruppo di ricercatori di Malware Hunter Team (MHT) attraverso un tweet", poi grazie anche "al contributo di D3Lab, sono stati individuati i domini che ospitavano la fake app".

L'applicazione di contact tracing Immuni approvata dal Governo ha superato di poco i 10 milioni di utenti. Non è la prima volta che Cert-Agid lancia un allarme in questo senso. A giugno ha allertato di una campagna di virus informatici, diffusa via mail, con il pretesto di far scaricare un file denominato Immuni che invitava a cliccare su un sito fasullo che imitava quello della Federazione Ordini dei farmacisti italiani.

Il Csirt consiglia

Si raccomanda di:

-verificare puntualmente ogni link che viene aperto, soprattutto se inviato per posta o sotto forma di pop up da altre applicazioni installate;
-accertarsi di scaricare software dai soli Store ufficiali, avendo comunque l'accortezza di verificare nelle recensioni la genuinità dello stesso, limitando le autorizzazioni concesse alle applicazioni.

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Quali rischi preoccupano di più le aziende italiane? Gli incidenti informatici. Il report

  • Scritto da key4biz

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In Italia, per la prima volta in assoluto, gli Incidenti informatici si classificano come il più importante rischio per le aziende a livello locale.

Lo rivela l'indagine annuale "Allianz Risk Barometer" sui rischi aziendali globali di Allianz Global Corporate & Specialty (AGCS), indagine che aggrega le opinioni di ben 2.769 esperti, tra cui CEO, risk manager, broker ed esperti assicurativi, provenienti da oltre 92 Paesi.

Secondo il report l'interruzione di attività è al secondo posto e rimane una sfida fondamentale, mentre la Pandemia entra quest'anno direttamente al 3° posto.

Gli incidenti informatici aumentano

Anche se gli Incidenti informatici sono scesi al 3° posto nella classifica a livello mondiale, rimangono un rischio fondamentale per un numero di intervistati superiore a quello del 2020, e si collocano ancora tra i primi tre rischi in molti Paesi oltre l'Italia, come Brasile, Francia, Germania, India, Giappone, Sudafrica, Spagna, Regno Unito e Stati Uniti.

La pandemia sta provocando un'accelerazione verso il lavoro da remoto e una maggiore digitalizzazione, intensificando le vulnerabilità IT. Gli incidenti di ransomware, che già erano frequenti, stanno diventando più gravi poiché prendono sempre più di mira le grandi imprese con attacchi sofisticati e ingenti casi di estorsione, come evidenziato dal recente rapporto "cyber risk trends" di AGCS.

La preoccupazione della pandemia

La crisi del coronavirus continua a rappresentare una minaccia immediata sia per la sicurezza individuale sia per le imprese, e lo dimostra il fatto che l'epidemia ha scalato ben 15 posizioni arrivando al 2° posto in classifica.

Un rischio chiaramente sottovalutato in passato, considerando che prima del 2021 non aveva mai superato il 16° posto in questi 10 anni di Allianz Risk Barometer. Invece, nel 2021, è il rischio numero uno in 16 Paesi e fra i tre maggiori rischi in tutti i continenti e in 35 dei 38 Paesi selezionati per i quali è stata fatta un'analisi dei principali 10 rischi. Giappone, Corea del Sud e Ghana sono le uniche eccezioni.


L'interruzione di attività al n.1 tra i maggiori rischi per le imprese

Nel report al primo posto troviamo l'interruzione di attività (n°1 con 41% delle risposte) e lo Scoppio della pandemia (n°2 con 40%) sono i principali rischi percepiti quest'anno, mentre i Rischi informatici (n°3 con 40%) si collocano al terzo posto.

Prima dell'epidemia di Covid-19, l'interruzione di attività (Business Interruption – BI) si era già classificata per sette volte al vertice del Risk Barometer e torna a quel primo posto che aveva ceduto agli incidenti informatici nel 2020. La pandemia ha dimostrato che gli eventi estremi di BI su scala globale non sono solo teorici, ma una possibilità reale, che causa perdite di ricavi e interruzioni della produzione, delle attività e delle supply chain. Il 59% degli intervistati segnala la pandemia come la causa principale della BI nel 2021, seguita dagli Incidenti informatici (46%) e da Catastrofi naturali e Incendi ed esplosioni (circa il 30% ciascuno).


Gli altri rischi

Anche altri rischi sono saliti nella classifica 2021, come i Cambiamenti nei mercati (n°4 con il 19%), i Cambiamenti macroeconomici (n°8 con il 13%) e i Rischi Politici (n°10 con l'11%) che sono in gran parte scenari legati all'epidemia di coronavirus. Tra i rischi in discesa figurano i Cambiamenti nello scenario legislativo e regolamentare (n°5 con il 19%), le Catastrofi naturali (n°6 con il 17%), gli Incendi/esplosioni (n°7 con il 16%) e il Cambiamento climatico (n°9 con il 13%), chiaramente superati dalle preoccupazioni legate alla pandemia.

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