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Piattaforme e Contact tracing, Stanzione (Garante Privacy): ‘Tecnica al servizio dell’uomo, e non viceversa’

  • Scritto da key4biz

Pasquale-Stanzione-Garante-Privacy-1000x500La gestione dei nostri dati, la loro profilazione. Il film consigliato, il prodotto consigliato, che rischiano forse di impoverire la nostra capacità di scelta come consumatori. Certo, una gran comodità. Ci sono piattaforme che stanno persino inventando un tasto "Scelgo io per te" per evitare i tempi morti nell'attenzione dei consumatori. Questa è la sfida delle piattaforme: cogliere la nostra attenzione, e rivenderla poi agli inserzionisti. Certo, è una vita molto comoda. Ma quali sono le conseguenze di tutto ciò dal punto di vista del Garante Privacy? Questo il tema sottoposto dal Presidente dell'Unione Nazionale Consumatori (UNC) Massimiliano Dona a Pasquale Stanzione, Presidente dell'Autorità Garante per la Protezione dei dati personali, nel suo intervento di chiusura alla 14esima edizione del "Premio Vincenzo Dona", l'appuntamento annuale dell'Unione Nazionale Consumatori (UNC) che si è tenuto online il 13 novembre.

"Le piattaforme stanno assumendo un ruolo sempre più determinante – ha detto il Presidente Stanzione – nelle dinamiche sociali, economiche e persino politiche assurgendo a veri e propri poteri privati, scevri tuttavia di un adeguato statuto di responsabilità".

"La pandemia in realtà ha dimostrato l'essenzialità dei servizi forniti da questi poteri privati, capaci comunque di ricreare nello spazio virtuale quei legami impediti dal distanziamento – ha continuato – ma al contempo hanno creato anche l'esigenza di una strategia difensiva rispetto al loro pervasivo potere di pedinamento digitale", ha detto il Presidente.

Ora, la disciplina europea fa della Privacy un punto qualificante della sua strategia per impedire che tali dati "siano sfruttati attraverso il micro targeting a fini commerciali e persino sul piano politico-elettorale, basti pensare al caso Cambridge Analytca", ha aggiunto. Il presidio in questo senso è affidato all'autodeterminazione del consenso informato, "che per essere tale deve essere anzitutto consapevole". Per questo il Garante insiste da tempo sulla educazione digitale come necessario presupposto di scelte libere e consapevoli. "Scelte consapevoli necessarie a maggior ragione al tempo della cosiddetta "zero price economy", in cui servizi apparentemente gratuiti sono invece pagati al caro prezzo dei nostri dati e quindi della nostra libertà", ha proseguito Stanzione.

Bisogna quindi partire dalla pandemia per costruire, grazie ad una rinnovata consapevolezza maturata, una educazione quale presupposto essenziale di cittadinanza nella società delle piattaforme.

"Durante questi mesi abbiamo sperimentato quanto sia difficile garantire che le legittime e primarie esigenze di contenimento dei contagi non degenerino in gogna e caccia all'untore – ha detto il Presidente Stanzione – tanto più estesa quanto più si avvalga del potere dei social".

Il Garante ha dovuto così dalle prime settimane successive alla dichiarazione dello stato di emergenza rimarcare la necessità di evitare iniziative individuali ed estemporanee avulse dalla gestione unitaria di un'emergenza sanitaria. Ricordando come "spetti all'autorità sanitaria e soltanto ad essa ricostruire la catena dei contagi non certo per pubblici proclami, ma con una paziente quanto capillare analisi dei rapporti intercorsi con soggetti sottoposti a sorveglianza attiva", ha detto il Presidente. Aggiungendo come l'Autorità abbia anche dovuto ricordare, rispetto al contesto lavorativo, come il potere organizzativo datoriale e il dovere di garantire le misure di sicurezza essenziali ai lavoratori non possa legittimare accertamenti diagnostici ingiustificati o la indebita pubblicità della condizione di morbilità dei dipendenti.

Il banco di prova più importante è stato il contact tracing. "Su questo terreno la protezione dei dati si è dimostrata un presupposto necessario di quella fiducia nel digitale senza la quale l'innovazione sarà vissuta come un processo imposto, da subire e rifuggire anziché come una straordinaria opportunità da sfruttare per rendere meno iniqua la società e vincere in un certo senso quella 'ideologia del guscio', che ci fa diffidare del nuovo. O dell'altro da noi, soltanto perché è digitale", ha detto.

Il dibattito sul contact tracing, ha proseguito Stanzione, "ha reso evidente come la protezione dei dati sia una condizione necessaria di un governo democratico della complessità, e ancor più dell'emergenza. In un contesto generale di marginalizzazione delle Camere e della stessa legge, la rivendicazione unanime della necessaria previsione legislativa per questa misura [ndr. l'app Immuni] – tale da circoscrivere le limitazioni della privacy nella misura strettamente indispensabile al contenimento del contagio, selezionando dunque le soluzioni tecnologiche meno invasive – è un dato indubbiamente importante".

Questa rivendicazione esprime, insomma, una presa di coscienza profonda delle implicazioni che sulla tenuta della democrazia hanno le misure incidenti sulla protezione dei dati, toccando un nervo scoperto fra libertà e solidarietà; diritto e tecnica; garanzia e potere.

E allora, nel merito, "il dialogo tra noi, il Governo le Camere, le Istituzioni europee, ha consentito di delineare l'equilibrio più ragionevole tra esigenze di sanità pubblica e privacy prefigurando un sistema fondato sull'adesione volontaria del singolo, con divieto di pregiudizio per chi non vi aderisca e garanzie forti di pseudonimizzazone dei dati di prossimità dei dispositivi, con la esclusione di ogni forma di geolocalizzazione e l'interruzione dell'attività della piattaforma alla fine dell'emergenza".

"Tra le sirene del modello cinese e la biosorveglianza resa possibile dalla tecnica, si è dunque scelto un sistema che tracci i contatti, non le persone, che ne promuova le scelte libere ma assunte nel segno della responsabilità solidale superando i mistificatori aut aut tra salute e libertà individuale", ha concluso il Presidente dell'Autorità garante.