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La risposta del Vice Presidente di AssoMiMe alla questione sulla didattica a distanza

  • Scritto da Barbara Landi

scuola copy"Didattica a distanza al 100% alle superiori: è la nuova previsione inserita nel DPCM del Premier Conte che sarà varato a breve, mentre in Campania è ferma anche la didattica in presenza per la primaria e le classi dell'infanzia. Abbiamo sempre sottolineato la necessità di una scuola in sicurezza, ma la comunità scolastica, che tutti i giorni vive la realtà dell'universo scuola e conosce le problematiche di tutte le fasce d'età, necessita di risposte chiare, esaustive": così la professoressa Laura Patrizia Cagnazzo, vice presidente AssoMiMe (associazione Mezzogiorno Italia Mediterraneo Europa), Dipartimento Istruzione e Formazione interviene sull'emergenza scuola verso un nuovo "semi-lockdown".

È l'assenza di un contratto integrativo sulla didattica a distanza che evidenzia la professoressa Cagnazzo, in linea con la posizione della Uil Scuola e degli indicatori emersi dalla Conferenza Nazionale con i segretari regionali, che ha acceso il dibattito sulla scuola, evidenziando le "inefficaci linee guida ministeriali" per il rientro in sicurezza "con atti ed azioni unilaterali, senza il confronto con le rappresentanze sindacali". Nessun dialogo con chi conosce la scuola e tenta di reagire trovando soluzioni alle ordinanze di Governo e Regioni che, spesso, si sovrappongono e si susseguono nella definizione di misure sempre più restrittive.

"Nella nostra progettazione triennale (PTOF) è stata integrata la DDI (didattica digitale integrata) che ci consente di lavorare con nuove metodologie, consolidando competenze digitali di studenti e professori – afferma Laura Patrizia Cagnazzo - Ovviamente non è quello che noi docenti avremmo auspicato, ma è l'unico modo per gestire la complessità della situazione. Insegnare, nella sua accezione più aulica, significa stimolare il pensiero e lo spirito critico, generare idee, non accendere desktop. Le criticità della didattica a distanza sono tante, dai problemi di privacy, alla tutela dei diritti di immagine, piattaforme informatiche, sicurezza, salute e, allo stesso tempo, sostenere gli studenti più fragili psicologicamente o quelli che vivono le disabilità e hanno la necessità di inclusione secondo la moderna Psicologia dell'età evolutiva. Per i nostri ragazzi è complesso non vivere la relazione diretta con i propri compagni. Sono tante le responsabilità che hanno investito la scuola con l'emergenza: obblighi scaricati sul personale scolastico e sui dirigenti nella difficoltà di una gestione esplosiva. Nonostante questa enorme complessità, noi docenti con rigore, sensibilità e fiducia ci stiamo dedicando ai nostri giovani per assicurare l'efficacia dell'anno scolastico".

La necessità, quindi, di definire un contratto professionale per la DDI, perché quello attuale è un decreto che, invece di semplificare e dettare regole precise, genera confusione per la gestione delle scuole. "La DDI può divenire una risorsa straordinaria di insegnamento, trasversale ed innovativo, ma va rivista dal punto di vista normativo", insiste la professoressa Cagnazzo.

Non più "un attacco ideologico al personale della scuola", come rileva la UIL Scuola, che evidenzia anche l'altra criticità rappresentata dal concorso straordinario. "Alla luce anche delle nuove disposizioni del Governo, il concorso non è praticabile, è da interrompere – sottolinea la vice presidente AssoMiMe - La scelta del ministro di far svolgere comunque le prove concorsuali, senza la previsione di prove suppletive, diventa inaccettabile, oltre a penalizzare migliaia di docenti precari con esperienza pluriennale che non potranno partecipare alle selezioni a loro destinate. La scuola va difesa e tutelata, perché mai come in questa fase storica svolge una funzione sociale fondamentale. Servono scelte politiche che pongano al centro la salute delle persone, la sicurezza dei lavoratori e degli studenti. Il governo deve rivedere la propria politica autocratica, impostandola sul confronto con gli operatori della Scuola".

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Progetto EUBRIDGE: Un ponte tra il Sud Italia e l'Europa

  • Scritto da Vincenza Faraco

Foto EUBRIDGEUn polo per l'attrazione di fondi e l'implementazione di progetti europei per creare una sinergia tra pubblico e privato promuovendo la formazione specialistica delle Pubbliche Amministrazioni e delle aziende private in materia di sviluppo sostenibile e fornendo loro supporto per l'ottenimento e il corretto utilizzo dei fondi è stato presentato ieri a Napoli, in diretta streaming, durante i lavori della prima giornata del Green Symposium. L'iniziativa, denominata "EUBRIDGE, un ponte tra il Sud dell'Italia e l'Europa" è curata dal board scientifico del Green Symposium e da Ecircular, l'Area di ricerca e servizi in Ecosostenibilità ed economia circolare, del Centro L.U.P.T. ''Raffaele D'Ambrosio'' dell'Università degli studi di Napoli Federico II. Il progetto EUBRIDGE rientra nelle mission di Ecircular, un network di esperti qualificati di università e centri di ricerca e di aziende private, finalizzato a promuovere l'attuazione e migliorare l'avanzamento dell'economia circolare in Campania e nel Mezzogiorno . Come dichiarato da Vincenza Faraco, responsabile scientifico di Ecircular "Uno dei principali problemi per il mezzogiorno d'Italia è la difficoltà nelle capacità di progettazione e nelle capacità di spesa e la sfida ora è quella di non perdere le prossime importanti opportunità di sviluppo come il Green deal, il FESR 2021-2027, e il Next generation Europe. Questa è la sfida che intendiamo affrontare con EUBRIDGE, facendo rete per fornire il supporto di cui hanno bisogno pubbliche amministrazioni e aziende private e per tutelare ambiente ed economia, il che risulta particolarmente cruciale in un momento come questo che stiamo vivendo per la crisi Covid".

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Luce e gas: bolletta più leggera nel 2020, risparmio medio di 200 euro a famiglia

  • Scritto da key4biz

bollette elettricita-1024x572-1000x500Durante questo 2020 le famiglie italiane hanno sperimentato un risparmio complessivo in bolletta di circa 207 euro/anno rispetto al 2019.

Il dato è contenuto nel nuovo "Aggiornamento delle condizioni di tutela – IV trimestre 2020" dell'Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente (Arera), in cui sono evidenziati i trend dei prezzi per energia elettrica e gas nel corso del terzo trimestre 2020.

"Il sistema energetico sta gradualmente riprendendo le posizioni che aveva prima dell'emergenza Covid", ha affermato il Presidente di Arera, Stefano Besseghini.

"Con la ripresa delle attività produttive e il conseguente aumento della domanda di energia – ha precisato – si sta verificando il prevedibile rialzo dei prezzi in tutta Europa".

"Il quadro generale – ha aggiunto il Presidente – verrà influenzato, nei prossimi mesi, anche dalle scelte che accompagneranno il Recovery Fund, in particolare per il sostegno alle fonti rinnovabili future, che oggi ricadrebbe sulla bolletta".

Con la ripresa delle attività economiche e dei consumi, successiva alla fase più critica della pandemia di Covid-19, cioè quella post lockdown, si concretizza l'atteso rimbalzo dei prezzi dell'energia, che sono segnalati ora più vicini a quelli pre-virus.

Dopo i forti ribassi del secondo trimestre 2020 (-18,3% l'elettricità e -13,5% il gas), continuati anche nel terzo trimestre per il gas (-6,7%), con un leggero rialzo per l'elettricità (+3,3%), si registra un rialzo per la bolletta dell'elettricità del +15,6% e per la bolletta gas del +11,4%.

Come anticipato, l'effetto sui consumatori di questi rimbalzi dei prezzi di luce e gas si dovrebbe tradurre in una bolletta più leggera per le famiglie.

Per l'elettricità la spesa nel 2020 per la famiglia-tipo sarà di circa 485 euro, si legge in una nota Arera, con una variazione del -13,2% rispetto al 2019, corrispondente a un risparmio di circa 74 euro/anno.

Nello stesso periodo, la spesa della famiglia tipo per la bolletta gas sarà di circa 975 euro, con una variazione del -12% rispetto ai 12 mesi dell'anno precedente, corrispondente ad un risparmio di circa 133 euro/anno.

La ripresa dei consumi di energia, si legge nell'Aggiornamento, ci dà conferma della ripartenza dell'economia in Italia e in Europa, con un graduale rialzo delle quotazioni delle diverse voci.

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Istruzione e formazione: Sicilia all’avanguardia nell’istituzione degli ITS

  • Scritto da Sicilia FSE

scuola

Sei nuove Fondazioni ITS istituite in Sicilia grazie all'approvazione del Piano triennale per l'offerta formativa da parte della Giunta della Regione Siciliana. Si tratta di nuovi percorsi di specializzazione tecnica post diploma – che si aggiungono ai 5 già esistenti - pensati e realizzati nelle aree della Sicilia considerate prioritarie per la crescita economica della regione.

Le Fondazioni ITS rappresentano ormai un vero e proprio anello di congiunzione tra giovani e mondo del lavoro, anzitutto per l'innovativo modello organizzativo realizzato in collaborazione con enti locali, università e centri di ricerca scientifica e tecnologica, aziende e soggetti privati sull'esempio delle alte scuole di formazione di tradizione tedesca e francese. I corsi, cofinanziati dal Fondo Sociale Europeo nell'ambito della Programmazione 2014-2020 con la regia dell'Assessorato all'Istruzione e Formazione Professionale, consentono di acquisire il diploma di Tecnico superiore, equivalente al V livello del Quadro europeo delle qualifiche.

Quella degli Istituti Tecnici Superiori è una realtà in forte crescita, introdotta in Italia nel 2010, che da quest'anno assume un ruolo rilevante anche in Sicilia. Nel resto d'Italia infatti gli ITS hanno prodotto risultati sorprendenti: oltre l'80 per cento degli allievi riesce a trovare lavoro entro un anno dal completamento del percorso.

"Si tratta di una straordinaria possibilità per il futuro dei nostri giovani – afferma l'assessore regionale all'Istruzione e alla Formazione Professionale, Roberto Lagalla –. Per questo abbiamo voluto implementare e rafforzare il sistema degli ITS in Sicilia: partiti da 5, oggi siamo a 11 con una percentuale di sbocco occupazionale significativamente alta e molto vicina alle punte nazionali dell'85-90%. La particolarità è che ogni ITS ha una sua tematica: agroalimentare, mobilità sostenibile, ICT, energie rinnovabili e nuove tecnologie della vita. Si tratta di strumenti moderni che le società più evolute hanno largamente adottato e che oggi noi proponiamo ai giovani siciliani. Tutto ciò dimostra che l'importante è fare della formazione, della cultura e dell'apprendimento la base del proprio percorso professionale e il lancio vero e autentico verso il futuro".

Tra le new entry: i corsi biennali "Agroduro" e "Agrolatte" a cura della Fondazione ITS Sicani di Bivona (Agrigento), finalizzati alla specializzazione nel settore della cerealicoltura e all'alta qualificazione professionale nell'ambito lattiero-caseario. Per accedere ai corsi, con frequenza obbligatoria, bisogna aver conseguito il diploma di scuola media superiore. Oltre alle ore di lezione sono previsti tirocini presso aziende.

Nuovo anche l'ITS Alessandro Volta di Palermo, primo Istituto Tecnico Superiore in tutta la Sicilia Occidentale e il secondo nel Meridione d'Italia specializzato in "Nuove tecnologie della vita", con il primo corso per "Tecnico superiore per la produzione di apparecchi e dispositivi diagnostici, terapeutici e riabilitativi", una figura che trova la sua collocazione all'interno dei servizi di ingegneria biomedica e in strutture sanitarie pubbliche e private, sia nazionali che internazionali. Il percorso include un approfondimento nel campo della modellazione e stampa 3D nel settore biomedicale, approfondisce l'acquisizione e la trasmissione di segnali biomedici, nonché la digitalizzazione delle informazioni per la

manutenzione delle apparecchiature biomediche su piattaforme IoHT (Internet of Health Things) e IoT (Internet of Things).

E' inoltre di recente pubblicazione l'avviso 36/2020 con fondi a valere sul FSE che, oltre al finanziamento dell'offerta formativa ordinamentale, permette alle Fondazioni di presentare una proposta formativa che persegua l'innalzamento della qualità dell'offerta ITS, valorizzando, altresì, il profilo internazionale e lo sviluppo di attività di ricerca.

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ORDINE DEI GIORNALISTI - I presidenti di 14 Consigli regionali: «No a colpi di mano a danno della categoria»

  • Scritto da Sidacato Unitario Giornalisti Campania

ordine dei giornalisti«Colpi di mano crescono a danno dell'Ordine dei Giornalisti. In ballo, in realtà, c'è non solo l'esistenza e l'autonomia di questo organismo, ma il riconoscimento del diritto a esistere di questa stessa professione e, soprattutto, in ballo c'è la qualità e l'autonomia dell'informazione in Italia, cioè il diritto dei cittadini a essere correttamente e compiutamente informati». Lo scrivono, in una nota congiunta, 14 presidenti di Ordini regionali dei giornalisti.

«L'ultimo atto si sta consumando al Senato dove, a sorpresa, è stato proposto un emendamento con il quale – accanto alla condivisibile risoluzione di aspetti colpevolmente dimenticati da chi ha approvato precedenti norme (garantire finalmente la rappresentanza di due esponenti delle minoranze linguistiche in aggiunta ai sessanta membri eletti nel Consiglio nazionale dei giornalisti) – si tenta di introdurre ben altro. Modifiche all'organizzazione ordinistica e alla fisionomia della stessa professione non richieste. Cambiamenti strutturali – continua il documento – che imporrebbero quanto meno un'approfondita discussione all'interno degli organismi della categoria e persino oltre. Tra le novità che si vorrebbero apportare ci sarebbe anche un deplorevole congelamento degli organismi ordinistici in carica, impedendone il rinnovo fino all'ottobre del 2021. Una decisione gratuita, immotivata, prevaricante assunta senza alcuna discussione e condivisione all'interno degli organismi istituzionali interessati. Un atto sconsiderato che peraltro – la coincidenza non ci sfugge – segue quanto stava già accadendo all'interno dell'Ordine in materia di convocazione delle assemblee elettorali, accentuando lo stato confusionale che rischia di minare la stessa credibilità e autorevolezza dell'Ordine dei Giornalisti. Ricapitoliamo alcuni degli ultimi passaggi. A pochi giorni dalla scadenza già fissata per il voto, il Presidente del Cnog, Carlo Verna, ha deciso di modificare, acquisito il parere di un giurista (che evidenzia l'obbligo di un'elezione contestuale su tutto il territorio nazionale), la determina del 22 Giugno scorso e, conseguentemente, di rinviare di oltre un mese il rinnovo degli organismi dell'Ordine dei Giornalisti. Si tratta di una decisione dinanzi alla quale non possiamo che esprimere netto, deciso e totale dissenso anche perché tale decisione del Presidente del Cnog pone, di fatto, sullo stesso piano il comportamento avventuristico e inadempiente dinanzi a precisi obblighi di legge, praticato da due Ordini regionali (Lombardia e Campania) e l'azione rigorosa e responsabile svolta da tutti gli altri Ordini che hanno rispettato legge e determina presidenziale del 22 Giugno. Disapproviamo questa decisione peraltro giunta a obbligo di convocazione delle elezioni già abbondantemente scaduta. Peraltro, se la motivazione addotta dai due Ordini inadempienti fosse stata reale, non si capirebbe – nella situazione attuale che l'Italia vive – come si possa ritenere possibile fare l'8 novembre ciò che si ritiene impossibile il 27 settembre. Né come mai, in quelle stesse regioni, si ritenga non proponibile per i giornalisti ciò che invece è stato ritenuto fattibile per il resto della popolazione chiamata alle urne il 20 e il 21 settembre per il referendum e il voto amministrativo e regionale, per altri Ordini professionali chiamati al voto, nonché per studenti, docenti e personale alla riapertura delle scuole. Stigmatizziamo pertanto tale comportamento che ha rotto unilateralmente l'unità degli organismi dell'Ordine. Chi si è reso artefice di questa incomprensibile ed assurda situazione si è assunto una grave responsabilità nei confronti dei giornalisti dell'intero Paese e dei loro organismi istituzionali. Respingiamo altresì il tentativo, messo in atto in sede parlamentare, di stravolgere dall'alto l'organizzazione e il diritto all'autogoverno della professione giornalistica». Il documento è firmato dai seguenti presidenti: Gianluca Amadori, presidente Odg Veneto; Carlo Bartoli, presidente Odg Toscana; Francesco Birocchi, presidente Odg Sardegna; Cristiano Degano, presidente Odg Friuli Venezia Giulia; Franco Elisei, presidente Odg Marche; Mauro Keller, presidente Odg Trentino Alto Adige; Filippo Paganini, presidente Odg Liguria; Pina Petta, presidente Odg Molise; Piero Ricci, presidente Odg Puglia; Giovanni Rossi, presidente Odg Emilia Romagna; Domenico Sammartino, presidente Odg Basilicata; Alberto Sinigagla, presidente Odg Piemonte; Paola Spadari, presidente Odg Lazio; Tiziano Trevisan, presidente Odg Valle d'Aosta.

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