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A DONNAREGINA VECCHIA DI NAPOLI “I VOLTI” DI CARLO IMPROTA

  • Scritto da Massimo Ricchiari

facciata2«In Carlo Improta la poesia si fa pittura e la pittura si scopre come voce interrogante in un deserto di idee.

Una voce fuori dal coro che, con onesta originalità, viene a testimoniare l’insopprimibile urgenza di conferire dignità estetica ad un sentire profondo, che solo attraverso una convincente proposizione argomentativa può essere in grado di lasciar affermare una vera e propria visione del mondo, una Weltanschauung densa di intuizioni preziose e non di speciosi sillogismi».

Così esprime per l’artista partenopeo la sua ammirazione lo storico dell’arte Rosario Pinto, che ha svolto la sua attività presso l'Università di Napoli e l'Accademia di Belle Arti di Catanzaro nei vari insegnamenti di Storia dell'Arte, Economia dell'Arte, Fenomenologia dell'Arte Contemporanea, Tecnica e Tecnologia delle Arti. 

 

La mostra delle opere pittoriche e i pastelli realizzati da Carlo Improta dal 1997 ad oggi sarà inaugurata il prossimo 20 novembre presso la Basilica di Donnaregina Vecchia. Alle 11 è prevista la conferenza di presentazione. Il vernissage proseguirà fino alle 19.

Le opere di Carlo Improta saranno esposte nella Basilica fino al 4 dicembre. Due settimane di esposizione di volti realizzati con tecniche molteplici, in una galleria di «trasparenza e inesauribilità dell’umano», come la definisce Mons. Adolfo Russo, Direttore del Museo Diocesano e Vicario per la Cultura dell’Arcidiocesi di Napoli. «Volti familiari ed enigmatici, rasserenanti e inquietanti insieme. Essi ci stimolano a riflettere sulla condizione antropologica dell’uomo d’oggi, disorientato spesso di fronte alla complessità e contraddittorietà dell’esperienza, alla ricerca di un senso da dare ai propri giorni. Se ci sentiamo sconvolti e coinvolti da quei volti, è perché l’ “altro“ non mi è estraneo, è anche affare mio. Mi compete, mi sollecita intensamente a farmi carico di lui e in qualche modo, a rendermi corresponsabile dell’intera vicenda umana. Pare che da questi volti scaturisca un grande appello etico : prendersi cura dell’altro nonostante la sua irriducibile diversità. Sempre altro da noi, ogni volto è cifra dell’ Altro per eccellenza, è un varco che dà sull’altrove. Quell’altrove che sconfina in Dio. Il volto diventa allora spazio d’incontro, luogo di preghiera. È il suggerimento del Maestro di Galilea, che invita i suoi discepoli a riconoscere nella fisionomia dell’altro i lineamenti del Suo stesso volto e servirlo in ginocchi».

Arte, umanità e poesia confluiscono in una varietà di volti, ad indicare la necessità di un nuovo inizio per riprendere il contatto con noi stessi e l’altro. Una melodiosa armonia, che dalla bottega artigiana di Carlo Improta approda in una delle più incantevoli basiliche della città di Napoli, Donnaregina Vecchia, cornice e memoria di un’arte sublime che nel tempo riluce.