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"Liberato" in concerto a Napoli

  • Scritto da Elisabetta Mauro

32202842 10213568651004715 6902083715359309824 nNon so se e quante stelle siano cadute ieri sul Golfo di Napoli, non ho alzato lo sguardo al cielo nemmeno per un attimo, ho preferito non perdere d'occhio il palco e la felicità, come la mia, delle migliaia di persone che mi circondavano. Chi come me, dal primo ascolto di "Nove maggio" pubblicato lo scorso febbraio, ha letteralmente contato i giorni che lo separavano dall'uscita dell'album di Liberato, ieri non ha potuto fare a meno di superare distanze, traffico ed una certa dose di incertezza, per assistere al tramonto gratuito offerto gentilmente da madre natura che ha fatto da scenografia al concerto del rapper partenopeo. Io non mi aspettavo di capire chi fosse realmente Liberato, chi si nasconde dietro la bandana sul volto tirata fin sotto gli occhi, volevo ascoltarlo cantare dal vivo e cantare con chi condivide la mia stessa passione per la musica.

Non mi sarei mai aspettata neppure di andare ad un concerto rapper, ma il progetto Liberato ci ha imbrigliati tutti. L'anonimato, le musiche magistrali, la regia di Lettieri che ci ha restituito la consapevolezza di una Napoli fatta di luoghi straordinari, bellissima, la Napoli dei divari che attraverso Adam e Demetria trova un punto d'incontro nella passione, nell'amore carnale. Carnalità, quale sostantivo può descrivere meglio la musica di Liberato? Il dialetto napoletano si intreccia con i beats, appagando perfettamente i sensi di chi ascolta e cantare insieme alle 20.000 persone accorse sul Lungomare Liberato è stata una forma di ascetismo, posso giurarlo. Il concerto, della durata di un'ora, è stato aperto dalle note di "Nove maggio" e sul palco, adeguatamente nascosti da fumo, luci accecanti, cappucci e bandane, sono saliti sei sosia di Liberato che, poco prima dell'inizio, con una diretta Instagram, ci informava che per via mare stava raggiungendo la rotonda Diaz abbellita a festa per noi. Un palco montato quasi a ridosso delle onde, un'area antistante l'impalcatura transennata ed accessibile solo a 6.000 persone che, prima di accedervi, sono state sottoposte a controlli accurati: metal detector, check degli zaini e perquisizioni random. L'asticella della sicurezza alzata di un punto con buona pace di chi ama la musica, specialmente quando condivisa, compartecipando in tranquillità. Lo show è continuato con"Intostreet" e "Je te voglio bene assaje" uscite a poche ore di distanza l'una dall'altra la scorsa settimana, ne conoscevamo ugualmente parola dopo parola, perché la loro bellezza è tale da meritare l'ascolto in loop, alzi la mano chi non l'ha fatto. Liberato ci ha fatto viaggiare per le case di villeggiatura abbandonate di Castel Volturno, luogo in cui è ambientato il video di "Gaiola portafortuna" e ci è sembrato davvero di non stare più sulla Caracciolo. Il quinto pezzo, "Me staje appennenn' amò", si è aperto con le parole dell'attivista transessuale Rosa Rubino che fanno da intro anche al video, sempre diretto da Francesco Lettieri: << Io non ho mai nascosto questa cosa, non l'ho mai nascosta, ehm, quindi mi prendevo tutte le conseguenze. Combattevo, ho sempre combattuto contro mio padre, contro tutti. Sono stato sempre molto, ehm, schietta, sincera, non me ne fregava di niente, io ero io e basta, capito? Non volevo nascondermi perché poi... a che cosa serviva? Perché mi devo nascondere? Voglio essere una persona libera. Io il futuro prima lo immaginavo nero, oggi no, è cambiato totalmente. >>. Un inno, che molti ragazzi ripetevano a memoria, come le parole della canzone che hanno ascoltato decine e decine di volte, un gesto che mi ha fatto sorridere di tenerezza perché solo quello che non si conosce spaventa e crea divari. Nessuna distanza tra i cuori di chi stava sotto al palco di Liberato, soprattutto quando durante l'ultima canzone,"Tu t'e scurdat' 'e me", alle parole << cient bomb', ma nun sent' 'a bott' je cu' tte ce so' rimast' asott'>>, cantare a squarciagola all'unisono con tutti gli spettatori, girare lo sguardo e vedere Mergellina e Chiaia illuminate ,stagliarsi contro il buio della notte, mi ha lasciato veramente senza parole. << Sott a bott mpressiunat>> come alludeva simpaticamente la Tammurriata Nera, ma che noi, almeno per qualche giorno dopo il tramonto di ieri sera, intenderemo come una sensazione di piacevole shock: <>.