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Il destino dell'ABC di Napoli

  • Scritto da Redazione

abc napoliIl destino dell'ABC.

L'acqua, a Napoli, è un bene pubblico. Si tratta di un caso unico in Italia dopo le privatizzazioni degli anni '90: la distribuzione in città è gestita da un'azienda totalmente di proprietà del Comune, l'Abc. La vecchia municipalizzata Aman era diventata una società per azioni, Arin Spa, società di diritto privato per quanto controllata dal Comune. Nel 2013 è nata poi Abc Napoli, "Acqua bene comune" a richiamare il referendum del 2011.

 

La differenza tra un Spa ed un'azienda pubblica è che la seconda non deve fare profitti. Ne consegue che Abc sta mantenendo prezzi particolarmente bassi, e garantisce investimenti infrastrutturali.

Alberto Lucarelli, professore di diritto pubblico tra i redattori dei due quesiti del referendum sull'acqua, venne chiamato nel 2011 dal sindaco Luigi de Magistris ad occuparsi della vicenda. Non c'erano modelli cui riferirsi, per convertire una società di diritto privato in una di diritto pubblico. Viene scelta la forma di "azienda speciale": il Comune ha maggiore autonomia di gestione rispetto alle vecchie municipalizzate. È operativa nel 2013, e dall'autunno del 2015 ha ottenuto la gestione trentennale della gestione idrica integrata.

L'acqua è pulita ed in mani sicure. Il laboratorio dell'edificio di via Argine analizza ogni giorno i campioni d'acqua presi da 70 "punti di prelievo" lungo la rete, e non sta riscontrando problemi.

Eppure non fila tutto liscio. Molte problematiche derivano dalla precedente gestione dell'Arin. Inchieste sulla vecchia società, ripetute visite dell'agenzia delle entrare e della guardia di finanza in azienda. E poi abbandoni, licenziamenti, al punto che nel luglio scorso è arrivato a dimettersi l'intero consiglio d'amministrazione. Da lì la nomina di un commissario straordinario, Maurizio Montalto, che è ancora in carica.

Dai 620 dipendenti di Arin si è passati au 374 attuali di Abc, e il futuro – di un'idea che altrove non è intanto riuscita ad attecchire – non pare roseo. Secondo molti, la nuova legge regionale tende ad accentrare i distretti idrici in enti unici regionali: potrebbe essere la fine dell'esperimento, con un ritorno in gioco dei privati.