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Concorso per infermieri all’Azienda Ospedaliera S.Giovanni di Dio e Ruggi D’Aragona

  • Scritto da USB

B5BEFE06-F46D-46DB-BE94-39194E3192DDI comunicati stampa di CISL e CGIL sul concorso per Infermieri all'Azienda Ospedaliera Universitaria "S. Giovanni di Dio e Ruggi d'Aragona che chiedono la sospensione delle procedure concorsuali.

La USB diversamente ritiene che il concorso se fatto in sicurezza si può e si deve fare.
CISL e CGIL si schierano in maniera del tutto pretestuosa usando l'emergenza sanitaria contro il concorso per Infermieri all'A.O. "Ruggi d'Aragona" di Salerno.
E' impensabile che proprio per la grave situazione di emergenza sanitaria che sta investendo la Campania si possa pensare di rimandare un concorso che darebbe un po' di respiro alla struttura sanitaria.

Ma la manovra è abbastanza chiara. Al concorso parteciperebbero anche gli infermieri precari che hanno risposto agli avvisi pubblici degli ultimi anni e che oggi prestano servizio proprio nei reparti Covid. Una grossa sacca di precariato che uscirebbe dal ricatto costante e dallo sfruttamento.

L'USB afferma che il concorso debba essere fatto in tempi brevissimi garantendo innanzitutto tutte le misure di sicurezza sanitaria necessarie, sulle quali vigileremo, e che vada fatta una valutazione anche su un eventuale aumento dei numeri di vincitori e idonei in modo di poter avere una sacca di infermieri che possa coprire le carenze occupazionali strutturate da anni e ancora piu problematiche proprio in questa fase delicata.

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Finanziamento di 1 milione e 500mila dollari per lo sviluppo di terapie per le malattie generiche rare a base di cellule staminali del sangue

  • Scritto da Davide D'Avenia

laboratorioUn finanziamento da 1 milione e 500 mila dollari per 5 anni: Raffaella Di Micco, ricercatrice dell'Istituto San Raffaele-Telethon per la terapia genica (SR-Tiget) di Milano, ha ricevuto il prestigioso riconoscimento Robertson Stem Cell Investigator Award da parte della New York Stem Cell Foundation, dedicato agli scienziati considerati innovatori e in grado di esplorare e di aprire nuove strade nel campo della ricerca scientifica sulle cellule staminali. I suoi studi funzionali contribuiranno a suggerire nuovi approcci terapeutici di terapia genica e cellulare per il trattamento delle malattie ereditarie del sangue. Si tratta della prima volta che questo riconoscimento arriva in Italia.

All'SR-Tiget Raffaella Di Micco guida un gruppo di ricerca che studia i meccanismi molecolari che governano la risposta delle cellule staminali ematopoietiche umane alle diverse strategie di ingegneria genetica come la terapia genica e l'editing genetico. «Sono particolarmente orgogliosa di questo riconoscimento perché è la prima volta in assoluto che viene dato a un ricercatore che lavora in Italia – ha commentato a caldo la ricercatrice. Grazie a questo finanziamento il nostro team potrà indagare come rendere ancora più efficienti ed efficaci quelle strategie terapeutiche innovative basate sull'ingegnerizzazione di cellule staminali del sangue che in questi anni hanno dato risultati straordinari per il trattamento di malattie genetiche rare. Nel nostro progetto utilizzeremo anche la tecnica CRISPR, un sistema di forbici genetiche sviluppato da Emmanuelle Charpentier e Jennifer Doudna, alle quali proprio per questo è stato assegnato il premio Nobel per la chimica 2020, che consente di intervenire in modo molto preciso sul DNA e che ha aperto importanti prospettive anche per le malattie genetiche rare". Un premio, quello a Raffaella Di Micco, che arriva a pochi giorni di distanza da un'edizione del Nobel che ha anche portato prepotentemente alla ribalta il contributo delle ricercatrici donne al progresso scientifico.

Volto della campagna Telethon di sensibilizzazione sulle malattie genetiche rare "Io per Lei", tenutasi nella primavera del 2019 in occasione della Festa della Mamma, Raffaella Di Micco è nel frattempo diventata mamma di Tommaso, nato lo scorso agosto. Napoletana doc, è cittadina del mondo per "volontà" della ricerca scientifica: oggi la sua casa è l'SR-Tiget di Milano, dopo un'esperienza post-doc di 5 anni alla New York University: è infatti è quella che si suol definire "un cervello di ritorno". Ha scelto l'Italia non solo perché è la sua terra d'origine, ma perché, "confrontato con tante altre realtà sparse per l'Europa, l'SR-Tiget mi dava la possibilità di coniugare il mio interesse per la ricerca di base all'applicazione clinica degli esiti dei percorsi di ricerca per cui è leader nel mondo".

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L’OSPEDALE BETANIA ADOTTA IL NUOVO CCNL DEL SETTORE PRIVATO

  • Scritto da Press

ospedale-betania-facciata-newPoco dopo la firma dell'accordo a livello nazionale, nella serata del 25 settembre, l'Ospedale Evangelico Betania ha adottato il nuovo contratto collettivo nazionale della sanità privata e classificata religiosa ratificato da ARIS e AIOP.

"Come Ospedale Evangelico Betania esprimiamo la nostra piena soddisfazione perché si chiude finalmente in modo positivo una vertenza che andava avanti da tempo e che riguarda i diritti ed i riconoscimenti economici di una parte fondamentale dei nostri collaboratori. Del resto il nostro Ospedale aveva già espresso, prima della ratifica, la disponibilità ad applicare il contratto a cominciare dalla parte economica", afferma il Direttore Generale, Luciano Cirica.

"Questo accordo, oggi, può consolidare la collaborazione tra l'Ospedale, le Rappresentanze Sindacali ed i dipendenti tutti e consentire di aprire una fase nuova in vista delle sfide comuni che abbiamo davanti a cui l'emergenza sanitaria ha impresso un'accelerazione notevole. Ci auguriamo ora che la Regione Campania – dopo questa ratifica - mantenga, come hanno già fatto altre Regioni, l'impegno a contribuire agli oneri contrattuali previsti, dando così maggiore tranquillità finanziaria a strutture come le nostre, no profit e a forte valenza sociale", aggiunge il manager.

L'Ospedale Evangelico Betania, nato nel 1968, per opera delle chiese evangeliche napoletane, è "un'azienda no profit" con 158 posti letto e con un organico complessivo di circa 450 dipendenti composto per il 71% da donne e per il restante 29% da uomini. Assicura ogni anno circa 16 mila ricoveri (Ordinari e DS/DH), circa 50 mila prestazioni di Pronto Soccorso e oltre 2000 parti

"Siamo sempre stati vicini al personale, che rappresenta la nostra forza, anche nei momenti di difficoltà, come nei mesi dell'emergenza sanitaria quando abbiamo avuto una forte criticità economica a causa del blocco dell'attività ordinaria. Eravamo pronti ad anticipare in busta paga a tutti i dipendenti gli emolumenti previsti nel nuovo contratto se la ratifica si fosse ulteriormente prolungata così come avevamo già apposto in bilancio di previsione la somma prevista per il rinnovo. Siamo un ospedale solidale e la prima solidarietà non può che essere verso i nostri dipendenti" afferma Cordelia Vitiello, Presidente della Fondazione Evangelica Betania che rappresenta le Chiese fondatrici dell'Ospedale.

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Un nuovo modello per la gestione dell’epidemia Covid 19 Studio coordinato da un docente dell’Università Federico II

  • Scritto da Maria Esposito

AABFE7BE-5112-41CB-A096-6AC01E3B13CBUn nuovo studio sulla gestione della pandemia di COVID-19 in Italia basato su un modello a rete delle Regioni Italiane che suggerisce di attivare lockdown intermittenti a livello regionale per controllare la diffusione dell'epidemia e contenerne l'impatto economico, è stato sviluppato dal gruppo di ricerca coordinato dal Mario di Bernardo, ordinario di Automatica presso il Dipartimento di Ingegneria Elettrica e delle Tecnologie dell'Informazione dell'Università degli Studi di Napoli Federico II, in collaborazione con ricercatori dell'Università di Salerno, ENEA e del Politecnico di Milano e pubblicato sulla rivista internazionale Nature Communications.

La ricerca ha sviluppato un modello matematico, sulla base dei dati raccolti durante il lockdown nazionale, dove l'Italia è descritta come una rete di 20 regioni. I ricercatori hanno studiato le azioni che ciascuna delle regioni potrebbe mettere in campo per controllare la diffusione della pandemia e i flussi di persone che viaggiano tra di esse.

In particolare, viene mostrato che strategie di lockdown a livello regionale, anche per brevi periodi di tempo, possono essere particolarmente efficaci per evitare, o contenere, nuovi picchi epidemici riducendo gli enormi costi economici di un lockdown nazionale.

Il lockdown di una regione dovrebbe essere attivato, secondo lo studio, quando il numero di malati COVID ospedalizzati in terapia intensiva supera un livello di guardia indicato dal modello, e revocato quando esso ritorna sotto quel livello.

Lo studio mostra inoltre l'efficacia a livello regionale delle misure di lockdown intraprese dal governo nazionale tra marzo e giugno 2020 rivelando l'esistenza di una correlazione tra il tasso di mortalità da COVID-19 e i livelli di saturazione dei sistemi sanitari regionali. Il modello e la metodologia sviluppati possono essere facilmente adattati anche ad altri contesti nazionali ed internazionali e a diversi livelli (province, regioni, macro aree o nazioni).

Lo studio intitolato "A network model of Italy shows that intermittent regional strategies can alleviate the COVID-19 epidemic" è stato sviluppato dal gruppo di ricerca SINCRO (Sistemi Nonlineari, Controllo di Reti e Processi) dell'Università di Napoli Federico II e coordinato da Mario di Bernardo, docente di Automatica presso il Dipartimento di Ingegneria Elettrica e delle Tecnologie dell'Informazione e Coordinatore del Dottorato di Ricerca in Modeling and Engineering Risk and Complexity della Scuola Superiore Meridionale in collaborazione con i docenti Pietro De Lellis e Francesco Lo Iudice della Federico II, Davide Liuzza, ENEA, Giovanni Russo dell'Università di Salerno e Fabio della Rossa del Politecnico di Milano.

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Alzheimer: recuperare le abilità esecutive con la stimolazione del midollo spinale - ,Una ricerca della Fondazione Santa Lucia IRCCS di Roma e dell’Università Federico II di Napoli

  • Scritto da Maria Esposito

C07AE29E-CCBE-468E-A7B0-DC517E601C29Una ricerca della Fondazione Santa Lucia IRCCS di Roma in collaborazione con l'Università Federico II di Napoli ha evidenziato l'importanza di considerare il sistema nervoso centrale (cervello e midollo spinale)per il trattamento della malattia di Alzheimer.

Un nuovo trial clinico, effettuato dai ricercatori della Fondazione Santa Lucia IRCCS e dell'Università Federico II di Napoli ha evidenziato i vantaggi di supportare il training cognitivo in pazienti con Alzheimer moderato con la Stimolazione Transpinale a Corrente Diretta (TsDCS).

Lo studio ha coinvolto 16 persone con Malattia di Alzheimer con sintomi di media gravità e difficoltà cognitive nelle abilità esecutive. Il trattamento cognitivo computerizzato è stato somministrato in due condizioni sperimentali: una durante la stimolazione del midollo spinale (tsDCS), e una condizione placebo nella quale la stimolazione veniva interrotta dopo pochi secondi e il paziente proseguiva il solo training cognitivo. In entrambe le condizioni, il trattamento è durato 15 giorni, con una seduta al giorno della durata di un'ora.

I risultati hanno evidenziato un maggiore recupero delle abilità esecutive nei pazienti in cui la stimolazione del midollo spinale avveniva realmente rispetto alla condizione placebo. Tale miglioramento persisteva a distanza di un mese dalla fine del trattamento ed è stato evidenziato anche dai test neuropsicologici in funzioni che non erano state oggetto specifico di trattamento come la memoria e l'attenzione.

Il risultato è stato pubblicato sul Journal of Alzheimer's Disease, a firma dei ricercatori della Fondazione Santa Lucia IRCCS del Laboratorio di Ricerca sull'Afasia in collaborazione con il Laboratorio di Neuropsicologia della Memoria.

"Lo studio parte dalla teoria dell'Embodied Cognition o 'conoscenza incarnata' ormai consolidata in ambito neuroscientifico. Secondo questa prospettiva – spiega la Prof.ssa Paola Marangolo, Responsabile del Laboratorio di Ricerca sull'Afasia della Fondazione Santa Lucia IRCCS e Professore Ordinario di Psicobiologia, Psicologia Fisiologica e Neuroscienze Cognitive all'Università Federico II di Napoli - esiste una relazione tra il sistema cognitivo e il sistema sensorimotorio: linguaggio, memoria, attenzione, funzioni esecutive sono in parte controllati dal sistema motorio, in quanto mediati da azioni motorie".

"Il nostro lavoro – afferma Marangolo - apre la strada a nuove frontiere neuroriabilitative. Il midollo spinale, infatti, è una struttura molto ricca di fibre nervose che inviano informazioni in parti diverse della corteccia: la stimolazione midollare risolverebbe quindi il problema di dover decidere a priori quale parte del cervello debba essere direttamente stimolata. Inoltre, a differenza di quella corticale, essendo di facile applicazione, consentirebbe al paziente di eseguire simultaneamente esercizi cognitivi senza l'impedimento degli elettrodi applicati sulla testa".

"Infine – conclude Marangolo - considerata la vastità delle lesioni che spesso si riscontrano a livello cerebrale sia nelle persone con patologie neurodegenerative come l'Alzheimer che nelle persone colpite da ictus, la stimolazione midollare potrebbe rappresentare una nuova strada di accesso al recupero cognitivo".

Nel 2017 lo stesso team di ricerca aveva dimostrato che nei pazienti colpiti da ictus la stimolazione del midollo spinale determinava un miglioramento del linguaggio, con uno studio pubblicato su Frontiers of Neurology.

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