Questo sito fa uso di cookie di terze parti per la memorizzazione di dati statistici e pubblicitari.

logo
Menu
Login RSS

I Faraglioni si illuminano di rosa per la prevenzione e la cura del tumore al seno

  • Scritto da Press

capri copyChantecler, brand caprese di alta gioielleria ed Europa Donna Italia, Movimento che tutela i diritti delle donne alla prevenzione e alla cura del tumore al seno, si uniscono in un simbolico richiamo, esteso a tutte le donne e a chi le ama, ad occuparsi del proprio benessere e della prevenzione del tumore al seno.

Il nastrino rosa che avvolge l'iconica campanella in argento Chantecler, dà vita a "La Campanella Rosa", il cui tintinnio, la sera del 7 settembre , risuonerà sui Faraglioni illuminati di Rosa, per diffondere da Capri al resto d'Italia un messaggio di amore, speranza, fortuna e serenità.
Un appello sociale, rivolto alle donne, invitandole a prendersi cura di sé, da Chantecler, azienda cui sta a cuore la cura del benessere e della salute e la bellezza di tutte le donne e di chi le ama.

Chantecler ed Europa Donna Italia uniti per richiamare l'attenzione alla partecipazione attiva del mantenimento della propria salute attraverso la prevenzione e l'adesione ai programmi di screening, soprattutto per colmare i ritardi diagnostici dovuti al periodo pandemico.

La Città di Capri parteciperà alla diffusione del messaggio concedendo il patrocinio per l'illuminazione dei Faraglioni, patrimonio naturalistico apprezzata in tutto il mondo, che si tingeranno di rosa per sottolineare il richiamo del mese di ottobre dedicato alla prevenzione.
"La Campanella Rosa" sarà disponibile nelle boutique Chantecler di Capri e Milano e presso tutti i concessionari del brand, a partire dal 1° di ottobre; parte dei proventi delle vendite sarà devoluta a sostegno della causa di Europa Donna Italia.
Attitudine decisamente positiva, dunque, quella di Chantecler che porta il brand di gioielli esclusivi Made in Capri a collaborare con Europa Donna Italia.

Rosanna D'Antona, imprenditrice, ex paziente, oggi Presidente di Europa Donna Italia, è una grande sostenitrice dell'alleanza femminile che, anche in questo caso, ha trovato una forte sinergia con Costanza Aprea, Vicepresidente di Chantecler. D'Antona sostiene che "L'impegno nel non profit ha trovato un'ottima collaborazione da parte di un'azienda che da sempre si occupa di alta gioielleria e di bellezza ma che ha anche una grande attenzione al sociale."
"Io e i miei fratelli Gabriele e Maria Elena - sostiene Costanza Aprea - siamo lusingati di poter collaborare con Europa Donna Italia e di unire la tradizione e l'iconicità della campanella a una causa così importante. Sapere che "La Campanella Rosa" sia veicolo di un messaggio di attenzione alla prevenzione ci riempie di gioia.

Il Sindaco di Capri, Marino Lembo:" La Città di Capri è onorata di concedere il proprio patrocinio morale alla nobile iniziativa promossa da Europa Donna Italia e Chantecler sulla nostra isola che ben coniuga il suo millenario fascino con il messaggio di Bellezza e di Amore che si intende lanciare alle donne nel prendersi cura del proprio benessere e della propria salute attraverso la prevenzione sanitaria".

Add a comment

Svelato il motivo per cui i bambini si ammalano molto meno di Covid-19: una molecola “chiave” che apre le porte al virus è meno attiva

  • Scritto da Maria Esposito

covid bimbiFin dall'inizio della pandemia medici e ricercatori si sono interrogati riguardo i motivi della differente espressività clinica dell'infezione da SARS-CoV-2 in età pediatrica. I bambini ed i giovani di età inferiore ai 20 anni hanno infatti una suscettibilità a contrarre l'infezione pari a circa la metà rispetto agli adulti e, oltre ad essere molto spesso asintomatici, presentano quadri clinici comunque molto meno severi (e più spesso a carico del tratto gastrointestinale) con una prognosi nettamente migliore ed una letalità decisamente inferiore rispetto agli adulti.

Il gruppo di ricercatori coordinati da Roberto Berni Canani, professore di Pediatria dell'Ateneo Federico II e Principal Investigator del CEINGE-Biotecnologie Avanzate, ha finalmente svelato la causa di queste differenze.

Gli studiosi hanno analizzato i campioni biologici ottenuti dalle alte vie del respiro e dall'intestino (le due principali vie di ingresso del Coronavirus nel nostro organismo) di bambini e adulti sani ed hanno dimostrato che una molecola, denominata Neuropilina 1, nel tessuto epiteliale nasale dei bambini è molto meno espressa. Si tratta di un recettore in grado di potenziare l'entrata del virus SARS-CoV2 nelle cellule e la diffusione nell'organismo. La Neuropilina1 ha un ruolo cruciale nel consentire l'attacco al recettore ACE-2 con cui la proteina spike del Coronavirus si lega per entrare nelle cellule dell'ospite.

Lo studio, che sarà pubblicato sul prossimo numero della prestigiosa rivista Frontiers in Pediatrics, è frutto di una collaborazione tra gruppi di ricerca operanti presso il CEINGE-Biotecnologie Avanzate e guidati rispettivamente da Roberto Berni Canani (tra l'altro membro della Task Force per gli studi del Microbioma dell'Università di Napoli Federico II) e Giuseppe Castaldo (professore dell'Università Federico II, Principal Investigator e coordinatore della Diagnostica CEINGE), con i gruppi di ricerca dell'Università degli Studi Federico II, guidati da Elena Cantone e Nicola Gennarelli e dell'Università Vanvitelli, guidati da Caterina Strisciuglio.

«Abbiamo identificato un importante fattore in grado di conferire protezione contro SARS-CoV-2 nei bambini – afferma Roberto Berni Canani – che si aggiunge ad altri fattori immunologici che stiamo studiando. La definizione di questi co-fattori sarà molto utile per la creazione di nuove strategie per la prevenzione ed il trattamento del COVID-19».

Add a comment

Covid: Parte da Napoli, Genova e Catania la sperimentazione di una nuova terapia

  • Scritto da Aivas

vaccinazione

"I risultati della nostra ricerca possono aprire un'ulteriore e nuovo approccio alla gestione della malattia respiratoria da Covid-19, trattando la sua origine nasale.
Nessuno ha mai provato a trattare il Naso-Faringe dei pazienti Covid-19. Eppure è il luogo dove, con i tests naso-faringei molecolari, si decreta l'inizio e la fine dell'infezione."
Lo dichiara Attilio Varricchio, presidente dell'AIVAS, Associazione Italiana Vie Aeree Superiori, responsabile della Unità Operativa Semplice Dipartimentale di Videoendoscopia e otorinolaringoiatra studioso delle vie aeree superiori e del loro trattamento topico, nel presentare lo studio pubblicato sulla rivista "Journal of Biological Regulators and Homeostatic Agents".

Lo studio nasce dalla collaborazione tra i gruppi di ricerca di otorinolaringoiatri di Napoli, guidato dallo stesso Varricchio, e di Catania, guidato da Ignazio La Mantia, con il contributo scientifico dell'allergologo Giorgio Ciprandi di Genova, del pediatra Francesco Paolo Brunese e dell'otorino pediatra Alfonso Maria Varricchio, entrambi di Napoli.

"L'AIVAS- spiega Varricchio- ha promosso lo studio su 76 pazienti affetti da malattia respiratoria da Covid-19, trattati nebulizzando una soluzione farmacologica, capace di de-congestionare, dis-infettare e dis-infiammare il Naso e il Naso-Faringe."

La sperimentazione è stata coordinata da Attilio Varricchio sia con farmaci che con acque termali. Studiando queste, ed in modo particolare quelle della Campania, nel 2019 ha vinto, con gli otorini Enrico Ascione e Fausto Bonsignori, il Premio "Marcial Campos" dell'Organizzazione Mondiale del Termalismo con una ricerca sulle Infezioni Respiratorie Ricorrenti nei bambini, e dimostrandone il miglioramento nebulizzando le acque termali con docce micronizzate nasali, che ha portato alla nascita del un brevetto Airliquide Medical System, approvato dalla Food and Drug Administration.

"Come tutti i virus responsabili di infezioni respiratorie - spiega Varricchio - anche il Covid-19 usa il naso come porta di ingresso del corpo umano, "alloggiando" nel Naso-Faringe.
È qui che replicandosi, invade, successivamente, le vie aeree medio-inferiori fino a contaminare il polmone.
È qui che, come gli altri virus respiratori, altera la banca microbiologica del Naso-Faringe, stimolando la crescita selettiva di batteri patogeni, causa delle complicanze batteriche post-Covid.
Alcuni ricercatori, hanno già proposto semplici irrigazioni nasali, e non nebulizzazioni, con soluzione saline ipertoniche, capaci di ridurre l'adesività virale alla mucosa nasale e/o la sua replicazione intra-cellulare, per un effetto "candeggina-like" dovuto all'azione dello ione cloro con lo ione idrogeno".

"Partendo da questo dato,- continua Varricchio- abbiamo deciso di trattare 76 pazienti Covid-19, sintomatici, lieve-moderati, utilizzando un device aerosolico specifico per la medicazione del Naso-Faringe, la doccia micronizzata nasale, da noi studiata dal 2004 e riproposta in numerose ricerche, nate per la gestione del Naso-Faringe, vero carrefour fisio-patologico delle vie aeree, come, ahimè, il Covid-19 ha dimostrato.
Con la doccia micronizzata nasale, abbiamo nebulizzato una soluzione magistrale galenica, realizzata dai laboratori Orlandi, un'eccellenza partenopea, contenente: Cloruro di Sodio al 2.5%, tamponata con bicarbonato, a cui abbiamo aggiunto, con percentuali inferiori all' 1 per cento , acido jaluronico, per riparare la mucosa danneggiata, combinato con lo xilitolo per la sua azione antivirale, una combinazione di due molecole antibatteriche (tobramicina e licomicina) dose-dipendenti, per contrastare e prevenire le sovrainfezioni batteriche, e una molecola antiossidante e biofilm-litica (la N-acetilcisteina), in grado di creare un ambiente ostile ai virus.
Dopo soli 7 giorni di tale trattamento, abbiamo rilevato -conclude Varricchio- la negativizzazione del tampone molecolare naso-faringeo, nei 76 pazienti.
Mentre, paradossalmente, i loro familiari conviventi, positivi al Covid-19, ma asintomatici, che hanno rappresentato il gruppo di controllo, in quanto non trattati, al tampone di controllo, risultavano tutti ancora positivi.
Questi, a loro volta, sottoposti allo stesso trattamento trattati dei conviventi sintomatici (Doccia nasale e soluzione galenica), risultavano, dopo 7 giorni di terapia, negativi."

Add a comment

Disabilità intellettiva - E' possibile recuperare le abilità esecutive con la realtà virtuale: Lo dimostra uno studio della Federico II

  • Scritto da Maria Esposito

disabilità intellettiva

Una ricerca diretta dalla professoressa Paola Marangolo, ordinario di Psicobiologia e psicologia fisiologica presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell'Università degli Studi di Napoli Federico II, in collaborazione con il Laboratorio Sperimentale Afasia di Torino patrocinato dalla Fondazione Carlo Molo Onlus, diretto dal dottor Alberto Giachero, sottolinea infatti l'importanza della realtà virtuale per migliorare le abilità esecutive in persone con disabilità intellettiva.

Lo studio dal Titolo "Procedural Learning through Action Observation: Preliminary Evidence from Virtual Gardening Activity in Intellectual Disability" pubblicato sulla rivista internazionale Brain Sciences ha coinvolto 14 persone con diversi gradi di disabilità intellettiva dalla nascita.

La disabilità intellettiva compromette il funzionamento intellettivo e adattivo. È una condizione clinica che compare nelle prime fasi dello sviluppo. L'eziologia può dipendere da diversi fattori di rischio. I fattori genetici includono malattie cromosomiche o ereditarie, mentre le cause non genetiche possono occorrere in epoca prenatale (malattie cromosomiche, errori congeniti del metabolismo, malformazioni cerebrali e malattie materne), perinatale (eventi legati al travaglio o al parto che portano a encefalopatia neonatale) e fattori postnatale (ipossia, infezioni, lesioni cerebrali, disturbi convulsivi, intossicazione tossico-metabolica).

Le persone con disabilità intellettiva mostrano difficoltà nell'eseguire attività complesse (es. fare la spesa, cucinare, fare giardinaggio) con perdita di autonomia nella vita quotidiana.

L'unico rimedio per aiutare queste persone a migliorare le loro abilità è programmare percorsi intensivi riabilitativi focalizzati sul recupero delle abilità compromesse.

Ricerche neuroscientifiche indicano chiaramente che la riabilitazione risulti più efficace se viene effettuata in contesti che simulino situazioni reali.

Nel presente studio, 14 ospiti con disabilità intellettiva della comunità Villa Lauro della Fondazione Agape dello Spirito Santo di Torino sono stati coinvolti in un training cognitivo sperimentale finalizzato all'apprendimento delle procedure di giardinaggio. I soggetti dovevano osservare la ricostruzione virtuale di un orto presente nella comunità che proiettava su uno schermo virtuale le procedure necessarie alla coltivazione delle zucchine. Contemporaneamente gli veniva richiesto di svolgere esercizi cognitivi per il recupero degli strumenti utili alla coltivazione e interagire tra loro commentando le scene osservate.

L'utilizzo della realtà virtuale ha favorito l'apprendimento della procedura di giardinaggio rivelandosi uno strumento più efficace rispetto ai laboratori implementati nel contesto reale e precedentemente frequentati dai 14 soggetti coinvolti nella ricerca sperimentale.

Dopo quattordici settimane di trattamento, effettuato due volte alla settimana, tutti i partecipanti sono stati in grado ad utilizzare nel contesto reale le procedure di giardinaggio apprese migliorando anche le loro abilità cognitive misurate prima e dopo il trattamento ai tests di attenzione, apprendimento spaziale e di pianificazione.

"Lo studio parte dalla teoria dell'Embodied Cognition o 'conoscenza incarnata' ormai consolidata in ambito neuroscientifico. Secondo questa prospettiva - spiega la professoressa Paola Marangolo, esiste una relazione tra il sistema cognitivo e il sistema sensorimotorio: linguaggio, memoria, attenzione, funzioni esecutive sono in parte controllati dal sistema motorio, in quanto mediati da azioni motorie. La realtà virtuale, garantendo l'immersione all'interno di ambienti di vita reale, attiva il sistema sensorimotorio e, di conseguenza, facilità il recupero delle abilità cognitive".

"Il nostro lavoro - afferma la professoressa Marangolo - apre la strada a nuove frontiere neuroriabilitative. Data la gravità della patologia e l'impatto negativo che le disabilità intellettiva determina a livello sociale, psicologico e comunicativo, riteniamo che i nostri risultati possano indicare la necessità di realizzare nelle persone diversamente abili percorsi riabilitativi quanto più reali e contestualmente motivanti al fine di considerare l'impatto ecologico della riabilitazione nelle abilità di vita di tutti i giorni".

Add a comment

Prodotta la prima mappatura globale di batteri e virus negli ambienti urbani: ogni città ha una sua impronta microbica caratteristica dei suoi trasporti urbani. Censite 60 città. L’Italia partecipa con la metropolitana di Napoli. Contributi della Federico

  • Scritto da Maria Esposito

batteri e virus

Gli ambienti urbani sono colonizzati da un complesso insieme di microrganismi, molti ancora sconosciuti. Per questo, il consorzio interazionale MetaSUB - Metagenomics and Metadesign of Subways and Urban Biomes, coordinato dal Professor Christopher Mason della Weill Cornell Medicine di New York si è impegnato nel caratterizzare la biodiversità del microbioma urbano, analizzando l'aria e le superfici della rete di trasporti urbani.

L'Italia partecipa attraverso il campionamento della città di Napoli. Al consorzio MetaSUB, infatti, partecipa anche la Federico II e la sua Task Force per gli Studi sul Microbioma. Un team di ricercatori del Dipartimento di Agraria, hanno effettuato il campionamento delle superfici della Linea 1 della Metropolitana di Napoli, partecipando al Global City Sampling Day (gCSD).

A partire dal 2016, il 21 giugno di ogni anno, ricercatori di tutto il mondo hanno partecipato ad una giornata dedicata alla raccolta di tamponi superficiali nelle stazioni ferroviarie, metropolitane e sugli autobus in 60 città distribuite in 6 continenti. I tamponi sono stati fatti su diverse superfici, all'interno delle carrozze e sulle banchine, come tornelli, biglietterie automatiche, panchine e scale mobili.

Analizzando circa 5.000 campioni raccolti in 4 anni, attraverso metodiche avanzate basate sull'analisi dei genomi dei microrganismi presenti su queste superfici, è stato possibile creare una mappa globale del microbioma urbano. I risultati dello studio, recentemente pubblicati sulla rivista Cell, hanno portato all'identificazione di più di 4.200 diverse specie di virus e batteri, molti mai identificati prima, creando il primo catalogo mondiale della diversità microbica negli ecosistemi urbani. Ogni città presenta un microbioma caratteristico, selezionato dalle specifiche condizioni climatiche e che permette di distinguerla dalle altre.

I risultati di questo studio possono aprire nuovi orizzonti per comprendere meglio le vie di propagazione di microrganismi e virus nell'ambiente e contribuire ad evitare la diffusione di microrganismi potenzialmente coinvolti nella trasmissione dell'antibiotico-resistenza.

Add a comment