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Psicoterapia ed assistenza psicologica interrotta dalle ASL in Campania: la protesta degli operatori del settore

  • Scritto da Rosalia Gigliano

psychotherapy-770x470Tutelare i bambini, specie quelli che hanno bisogno di assistenza, è una cosa primaria. E gli organi sanitari di competenza dovrebbero saperlo.
Dalla fine dello scorso mese di ottobre, in Campania, si sta assistendo ad un vero e proprio stop all'assistenza psicologia e psicoterapeutica per i bambini: famiglie arrabbiate ed operatori del settore altrettanto infuriati, poiché vedono il loro lavoro (ed i risultati positivi per i bambini) fermarsi di colpo. Di chi è la colpa?


Le ASL, dal canto loro, affermano che stanno riorganizzando l'assistenza psicologica nei territori e nei vari distretti di competenza; ma dall'altro lato ci sono anche gli psicologi e gli psicoterapeuti che vedono sfumare il loro lavoro, interrotto bruscamente da chissà quale cavillo. "In seguito alla riorganizzazione dei servizi da parte delle ASL, in nome dell'appropriatezza prescrittiva, si è deciso di sospendere un'assistenza decisiva garantita da psicologi e psicoterapeuti. La società deve promuovere il benessere, specie dei suoi bambini" – scriveva lo scorso dicembre la presidente dell'ordine degli psicologi della Campania, la dott.ssa Antonella Bozzaotra.
Ma, nello specifico, a cosa si sta assistendo? La psicoterapia, ed altre terapie di carattere psicologico, sono state interrotte qua e la nei centri della Campania, interrompendole e dimettendo gli stessi pazienti, anche quando il percorso, in realtà, non era del tutto finito.
Analizzando un po' (anche se sommariamente) un processo psicoterapico, scopriamo che esso si fonda sulla relazione fra specialista e paziente: si tratta di un processo che tende al miglioramento della sintomatologia clinica del paziente, di un vero e proprio intervento sulla sua sofferenza psicologica. E tale intervento non ha, di certo, tempi brevi...anzi: per avere dei risultati positivi, bisogna anche attendere dei mesi.
Un'interruzione improvvisa dello stesso, non può portare alla continuità del trattamento, né tantomeno all'ottenimento dei risultati sperati. Una interruzione brusca, può portare anche ad un accrescimento, nonché ad un aggravamento delle sintomatologie poiché, il paziente, "può elaborare il distacco improvviso dal suo terapeuta come un vero e proprio lutto" – affermano gli psicologi.
Si può ben capire, come, specie sui bambini, la situazione sia ancor più grave. Molti sono stati i solleciti alle ASL, al settore sanitario della Regione Campania per cui gli psicologi che lavorano nei centri di riabilitazione convenzionati con le ASL sono circa 300 e per la maggior parte a Partita IVA e la maggior parte di loro lavora da circa 20 anni in questo ambito non avendo mai avuto nessun riconoscimento rispetto al lavoro ne equiparazione con il pubblico per cui si sono riuniti in un comitato Copsir (Comitato Psicologi della Riabilitazione) per dare voce al loro stato ma sino ad ora nonostante le continue richieste di essere ascoltati nulla si è mosso anzi continuano ad avere il loro orario di lavoro ridotto e a vedere andar via i loro pazienti senza nessun preavviso e soprattutto senza concludere il processo terapeutico: "Non si può dimettere un paziente così all'improvviso. Interrompere una terapia per motivi non altrimenti specificati è da selvaggi" – tuonano gli operatori.
Ad oggi, la situazione non è cambiata: c'è o ci sarà in futuro una possibilità di risoluzione? Staremo a vedere...