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“AFFAMIAMO LA TUBERCOLOSI!” - Nella “restrizione calorica controllata” una nuova possibilità per prevenzione e cura della Tubercolosi nelle società più ricche ed opulente

  • Scritto da Maria Esposito

Giuseppe Matarese foto 3La riduzione controllata dell'apporto di calorie, senza tuttavia portare a denutrizione, potrebbe avere un nuovo ruolo nella prevenzione e nella terapia della Tubercolosi e di altre infezioni. Questo perché le alterazioni del metabolismo come sovrappeso, diabete e obesità, così frequenti nelle società con maggior benessere, si associano ad una maggiore frequenza di Tubercolosi e altre infezioni.

Lo studio appena pubblicato su Cell Metabolism, frutto di un Team dell'Università di Napoli Federico II, del Consiglio Nazionale delle Ricerche, dell'Istituto Superiore di Sanità e di altri Gruppi di Ricerca Nazionali ed Internazionali, coordinato dal professore Giuseppe Matarese e dalla dottoressa Carla Palma.

In un tempo così delicato per l'insorgenza di nuove infezioni come la pandemia da Coronavirus SARS-CoV-2, la tubercolosi (TBC) rappresenta ancora una delle emergenze infettivologiche più diffuse al mondo. La tubercolosi è una malattia infettiva causata da vari ceppi di micobatteri, soprattutto Mycobacterium tuberculosis (MTB), chiamato anche Bacillo di Koch.

Nell'antichità così come in tempi più recenti la TBC era tipica di giovani adulti e si associava a stati di denutrizione e ridotto apporto calorico e proteico. Con l'avvento dell'era antibiotica e con le migliorate condizioni socio-economiche e igieniche la TBC si è notevolmente ridotta nei paesi più ricchi e avanzati, pur restando una grave emergenza sanitaria nei paesi ove la denutrizione era prevalente. Ogni anno 10 milioni di persone si ammalano di TBC. Nonostante sia una malattia in parte prevenibile e curabile, 1,4 milioni di persone muoiono di TBC ogni anno, rendendola il principale killer infettivo al mondo per singolo agente infettivo. La TBC è la principale causa di morte delle persone con HIV e anche un importante contributo alla resistenza ai farmaci antimicrobici. La maggior parte delle persone che si ammalano di TBC vive in paesi a basso e medio reddito, ma la TBC è presente in tutto il mondo. Circa la metà di tutte le persone affette da TBC si trova in 8 paesi: Bangladesh, Cina, India, Indonesia, Nigeria, Pakistan, Filippine e Sud Africa.

La World Health Organization (WHO) stima che circa un quarto della popolazione mondiale sia infettata da MTB. Solo il 5-15% di queste persone si ammalerà di TBC attiva. Gli altri svilupperanno un'infezione silente (TBC latente) ma non sono malati e non trasmetteranno la malattia.

In modo alquanto sorprendente, negli ultimi 30 anni nei paesi più ricchi e opulenti è stata osservata anche un'associazione tra TBC e l'incremento di patologie connesse ad un malfunzionamento del metabolismo come il diabete, il sovrappeso e l'obesità. Inoltre, sempre in questo contesto è stata riscontrata una sempre più rapida insorgenza di ceppi di MTB cosiddetti MDR (multidrug-resistant), ossia resistenti alle più comuni terapie antibiotiche anti-TBC.

Grazie a studi effettuati su un modello sperimentale di topo ad alta suscettibilità per TBC, il Team di ricercatori ha dimostrato che la restrizione calorica (RC) controllata è in grado sia di prevenire che di bloccare l'infezione da MTB polmonare. Nello specifico si osservava una riduzione del danno infiammatorio del polmone attraverso una "riprogrammazione immunometabolica" che portava ad una maggiore capacità di "killing" da parte delle cellule immunitarie nei confronti del MTB. Questi risultati inattesi, propongono la RC come nuova strategia nella gestione dell'infezione da MTB nei paesi in cui la TBC è in rapido aumento soprattutto in associazione con sovrappeso e obesità. Inoltre, questi risultati aprono nuove frontiere anche nel trattamento di altre infezioni in cui il danno infiammatorio collaterale del polmone è determinante ai fini delle conseguenze più gravi nei pazienti infetti come nel caso dell'infezione da Coronavirus SARS-CoV-2.

La ricerca, pubblicata sulla rivista Cell Metabolism, è stata coordinata dal professore Giuseppe Matarese del Dipartimento di Medicina Molecolare e Biotecnologie Mediche dell'Università di Napoli Federico II/Istituto per l'Endocrinologia e l'Oncologia Sperimentale (IEOS) CNR di Napoli e dalla dottoressa Carla Palma del Dipartimento di Malattie Infettive dell'Istituto Superiore di Sanità. Il Team di ricercatori include anche altre istituzioni Nazionali ed Internazionali quali il Laboratorio di Proteomica Clinica dell'Istituto di Tecnologie Biomediche (ITB) CNR di Milano, il Dipartimento di Neuroscienze e Scienze Riproduttive ed Odontostomatologiche dell'Università di Napoli Federico II, il Dipartimento di Scienze Farmacologiche e Biomolecolari dell'Università di Milano, la Scuola di Medicina dell'Università di Salerno, gli IRCCS-Fondazione Santa Lucia di Roma, MultiMedica di Milano e Fondazione Pascale di Napoli, ed infine la Radboud University, Nijmegen, Olanda e l'Istituto di Ricerche Biomediche di Bellinzona, Svizzera.