Rischio frane in Sicilia: gli ultimi dati aggiornati rivelano una fragilità strutturale che coinvolge il 90% delle località dell’Isola. Ecco cosa sta succedendo davvero tra dissesto idrogeologico, maltempo e cambiamento climatico in Italia, parla l’ex governatore e ministro Musumeci.
C’è un dato che in queste ore sta facendo discutere chi si occupa di rischio frane in Sicilia e più in generale di dissesto idrogeologico in Italia: non siamo davanti a un’emergenza temporanea legata all’ultimo maltempo, ma a una fragilità strutturale del territorio. I numeri aggiornati al 2024 parlano chiaro e fotografano una realtà che riguarda quasi tutti i comuni dell’isola, con ampie aree classificate ad alto rischio.
E se allarghiamo lo sguardo oltre lo Stretto, il quadro non migliora: la maggior parte dei comuni italiani risulta esposta a criticità come rischio idrogeologico, frane, alluvioni ed erosione costiera. È un tema che intreccia cambiamento climatico, pianificazione urbanistica e prevenzione, e che oggi non può più essere liquidato come semplice emergenza meteo.
Le cifre snocciolate da Nello Musumeci, che della Sicilia è stato governatore e che attualmente ricopre la carica di ministro per la protezione civile e per le politiche del mare nel governo Meloni, sono di quelle che fanno accapponare la pelle. Ci sono tanti territori di quella che è la più grande isola d’Italia che da decenni convivono con una minaccia continua. La quale è talmente persistente da essersi trasformata in un qualcosa di normale, per assurdo. Poi però da un giorno all’altro ci si può svegliare senza più il terreno sotto ai piedi.
Quanto accaduto a fine gennaio a Niscemi, nel territorio di Caltanissetta, vale più di mille parole. Ci sono interi centri abitati di ogni dimensione costruiti su versanti instabili. E la cosa vale anche per i quartieri delle città siciliane più importanti. Senza dimenticare strade e linee ferroviarie che attraversano colline fragili, case adagiate su terreni che sembrano solidi ma non lo sono affatto e così via.
La realtà dei fatti è che episodi come quello di Niscemi non sono soltanto delle emergenze occasionali legate al maltempo di stagione. In ogni istante potrebbe accadere l’irreparabile. E stando a quanto riporta l’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) con le ultime rilevazioni svolte nel 2024, è confermato che quasi nove comuni su dieci in Sicilia presentano aree classificate ad alto rischio. Qui emerge il grosso problema che fa sorgere interrogativi a cascata.
Però il problema non è solo della Sicilia. Sempre dati ufficiali riferiscono di come il quadro di tutta Italia oltrepassa il 94% di situazioni di potenziale rischio idrogeologico, valanghe od erosione costiera. Anche altre Regioni, come la Calabria, l’Emilia-Romagna, la Lombardia, la Toscana e non solo, hanno avuto a che fare con smottamenti, torrenti in piena e bombe d’acqua. Per quelli che sono degli episodi sempre più frequenti su dei territori già da molto tempo compromessi.
Musumeci, relativamente alla Sicilia che conosce bene, ha parlato nel corso di un suo intervento al Senato di una condizione non emergenziale ma strutturale, per l’appunto. Per quella che è una condizione permanente. Per tamponare tutto quanto occorrerebbero investimenti massicci, pianificazione e prevenzione. Tutte utopie che il Sud in generale non conosce da tantissimo tempo.
Sembra proprio che si costruisca in preda ad una urbanizzazione selvaggia, fatta con poco criterio e con tanto desiderio di specularci su. Quando invece bisognerebbe ponderare bene dove costruire, in che modo gestire i corsi d’acqua e come gestire le aree rappresentate in rosso sulla mappa di rischio idrogeologico. Come se non bastasse, il comprovato cambiamento climatico mette ancora più in risalto le vulnerabilità preesistenti.
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