“Mister, sono a sua disposizione”. Addio al primo allenatore italiano di Maradona che svelò il lato inedito del Pibe de Oro. Dal patto di Castel del Piano al legame con Platini: ecco il retroscena di un calcio eterno che oggi piange il suo maestro.
A più di cinque anni dalla morte di Diego Armando Maradona, se n’è andato anche il suo primo mister avuto nel nostro Paese. E specialmente il calcio di una volta era fatto di figure che possiamo tranquillamente definire come romantiche, genuine, sanguigne. È il caso dei vari Carlo Mazzone, Costantino Rozzi e di giocatori come Gigi Meroni e Gigi Riva, tanto per fare dei nomi. Purtroppo in queste ore ci ha lasciato una figura che quel calcio d’altri tempi l’ha vissuto. E che ha avuto il primato imbattibile di avere allenato Maradona prima di tutti in Serie A.

Ad andarsene è stato un gentiluomo della panchina, un tecnico che ha vissuto il passaggio dal calcio in bianco e nero a quello dei riflettori mondiali. Ma chi era davvero l’uomo che ha saputo gestire, con la stessa calma olimpica, il Dio del Calcio conclamato di tutti i tempi ed un altro talento purissimo tra quelli che hanno calcato i campi?
Addio a Rino Marchesi, cosa gli disse Maradona
È Rino Marchesi ad essersene andato, all’età di 88 anni. Lui alleno Maradona al Napoli nella stagione 1984-85, la prima italiana del Pibe de Oro. E successivamente, Rino Marchesi fu allenatore anche di Michel Platini alla Juventus, nel 1986-87. La sua è stata una vita di tattica e diplomazia, trascorsa ad osservare traiettorie impossibili e a gestire ego smisurati con la forza della pacatezza.

La sua figura è indissolubilmente legata a un’immagine che sembra uscita da un film: il ritiro di Castel del Piano, estate 1984. Davanti a lui, un giovane argentino con i riccioli neri e il peso di un mondo intero sulle spalle si presentò con una frase che Marchesi non avrebbe mai dimenticato: “Mister, io sono a sua completa disposizione”. Quell’argentino, come tutti sappiamo, era Diego Armando Maradona. In quel Napoli che ancora non sapeva di stare per diventare leggenda, Marchesi non fu solo un tecnico, ma un confidente.
La carriera da giocatore ed in panchina
Fu lui a gestire la “svolta di Vietri”, quel ritiro punitivo che si trasformò nel trampolino di lancio per una rimonta epica nel girone di ritorno, ponendo le pietre angolari per il primo scudetto azzurro che sarebbe giunto tre anni dopo. E nonostante abbia vissuto il calcio ad alti livelli, Rino Marchesi non ha mai cercato di stare in prima pagina. Chiunque abbia lavorato con lui lo ha sempre descritto come una persona umile.
La scomparsa dell’allenatore originario di San Giuliano Milanese, è avvenuta nella sua casa di Sesto Fiorentino, in provincia di Firenze. Proprio con la Fiorentina lui giocò all’epoca della sua carriera da giocatore, cominciata con la compagine pavese del Fanfulla e terminata nel 1973 con il Prato. Nel mezzo il percorso da calciatore portò Marchesi, di ruolo centrocampista ed anche difensore, ad indossare anche le maglie di Atalanta, Fiorentina e Lazio dal 1957 al 1971.
Per lui anche due convocazioni in Nazionale. Napoli e Juventus sono stati i primi club ad esprimere il loro cordoglio a mezzo social. Marchesi guidò anche l’Inter nel 1982-83 ma fu essenzialmente un allenatore di provincia, passato a Mantova, Avellino, Como ed Udinese, tra le altre. Chiuse la carriera da mister nel 1993/94 retrocedendo in Serie B col Lecce. E proprio il leccese Conte oggi fa parlare di sé al Napoli





