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Il dialetto napoletano diventa patrimonio dell’UNESCO: è la seconda lingua d’Italia

  • Scritto da ROSALIA GIGLIANO

napoletaniE' arrivato un altro riconoscimento per la città di Napoli: il napoletano, con le sue parole, non è "un dialetto ma bensì una lingua". A dirlo è l'UNESCO, tanto da riconoscerlo come patrimonio per l'intera umanità.
Il napoletano è secondo, nella nostra penisola, soltanto alla lingua ufficiale, l'italiano, per diffusione sull'intero territorio nazionale.


Dialetto diffuso in tutto il sud Italia, ma parlato anche in Abruzzo, Molise, Lazio; lingua esportata in tutto il mondo attraverso la canzone classica napoletana, pian piano si sta "involgarendo". Soprattutto fra i giovani, sono tanti i termini del napoletano che stanno assumendo "connotati volgari" o poco riconducibili al vero ed originale significato di quel vocabolo.
Il mancato insegnamento della lingua napoletana e il suo andarsi man mano perdendo e degradando di valore, ha indotto l'UNESCO a riconoscerla come un "patrimonio da tutelare non solo per l'Italia ma per il mondo intero".
Proprio su questo importante riconoscimento, già nel 1977 il linguista G.B.Pellegrini, nella "CARTA DEI DIALETTI D'ITALIA", all'art.1 riguardante la Dichiarazione Universale dei diritti dell'uomo, così scriveva in napoletano:

"Tutte ll'uommene nascene libbere e cu' uguale dignità e deritte; tenene raggione e cuscienza e hann'a operà ll'uno cù ll'ate cu' nu spirite 'e fratellanza"

Quindi...se oggi parliamo in napoletano e qualcun altro ci dice che "non devi parlare in dialetto", potremmo dirgli ufficialmente: "Sto parlando la lingua napoletana".

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